LA MIA STORIA



Non conoscevo le note, ma suonavo un valzerino. La mia prima insegnante lo ascoltò e concluse: “Ripetilo con le dita piegate”. Fu la mia prima lezione.

Ho sempre composto musica, ma il mio codice armonico era diverso da quello che s’impara a scuola: la famiglia del do, del, fa, del sol, con i genitori, i cugini, i nonni, gli zii. La mia famiglia armonica era molto numerosa, ha una crescita, direi, esponenziale. Quando a quattordici anni presi a studiare armonia il mio Maestro inorridì. Però le analisi tecnico-stilistiche, quelle mi uscivano assai bene. Tentai di comporre una cadenza per un concerto di Beethoven: sapeva di Schumann. Ritentai: sapeva di jazz. Decisi di lasciar perdere.

Amavo le quattro, le cinque dita, le scale, le note tenute… Amavo il mio Maestro e riuscivo a studiare mentre al piano di sopra i miei amici facevano baldoria. Devo molto al Maestro Tramma. Lo sentivo suonare Schubert, Debussy, Liszt. Aveva sempre un libro sul pianoforte, per lui la musica era un veicolo per pensare ed affinare la mente. Lo ricordo il giorno del mio esame di quinto anno: difendeva il programma di un’alunna che, come studi, portava una parte troppo consistente del Gradus e in più gli studi di Chopin. Non era proprio un repertorio adeguato ad un quinto anno di pianoforte. Dal piano terra del Conservatorio lo sentivo urlare e non sapevo che quell’alunna ero io. Vinsi con lui una borsa di studio al concorso di La Spezia: suonavo le Visions fugitives di Prokofiev e le Variations serieuses di Mendelssohn. L’anno dopo andai a Rimini per l’“Aterforum”, nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana e aggiunsi i Fuochi fatui ed alcuni Studi da Concerto di Liszt. Adriano Cavicchi sul “Resto del Carlino” scrisse: “Maria Gabriella Mariani è una giovanissima virtuosa dall’impostazione assai calibrata che, se continuerà con le attuali disposizioni e doti musicali e con il brillante virtuosismo, potrà emergere con caratteri tecnici e musicali assai rari….”

L’atmosfera del conservatorio non mi è mai piaciuta. Io poi di scuole ne frequentavo due e non era facile viverne nessuna. Così me ne andai. Chissà, forse c’era in me anche un pizzico di gelosia: tutti quegli alunni del Maestro, tutti più grandi di me…

Dai quindici anni ai ventuno fu l’epoca dei concorsi: Lo Speranza di Taranto, il Città di Messina, il Città di Udine, il Liszt di Lucca, Il Longo, il Torrefranca, il Roma. Fu un’esperienza indimenticabile, formativa, forse, ma la musica è altro. Col tempo si diventa bestia da concorso, si suona per vincere un premio, si vince il premio, ma si perde il piacere di suonare e di ricercare.

Nel frattempo mi ero diplomata in pianoforte con dieci, lode e menzione speciale.

A diciannove anni l’incontro con Aldo Ciccolini. La musica diventa una cattedrale da costruire facendo attenzione alla forma e ai colori. Lo studio del suono, la scoperta di una propria tecnica, ossia la conoscenza di sé, l’emozione dei primi concerti con l’orchestra. Una volta Giovanna Ferrara, dopo avermi ascoltato in concerto, disse che l’autore a me più congeniale era Schumann. Allora non lo considerai un complimento e risposi che Schumann mi conciliava il sonno.

Insieme al Maestro, all’Accademia Internazionale di Biella, feci la conoscenza di Schumann, Schubert, Mozart. A Schumann, in particolare, dovevo qualcosa e, per farmi perdonare l’oltraggio compiuto qualche anno addietro, decisi di discutere una tesi dal titolo: Schumann: pensiero e fantasia, in seguito pubblicatami dall’Università. Poco dopo mi diplomai all’accademia di Biella e riportai il giudizio “Eccellente”. Erano gli anni della Kreisleriana, della Fantasia, delle Sonate, del Carnevale di Vienna, degli Studi Sinfonici, dei Papillons, dei Pezzi fantastici. Erano anni fantastici, ma durarono poco.

A Parigi sono stata dopo aver vinto il primo premio al concorso di Lucca intitolato a Liszt. Frequentai dei corsi di perfezionamento in occasione del Iuillet Musical di Saint Germain en Laye e altri all’Ecole Normale Cortot. Avevo un’impostazione tecnica diversa da quella degli altri pianisti e ricordo che i pianoforti erano terribilmente vecchi e troppo delicati.

L’esperienza di Fiesole è stata assai utile: la formazione cameristica mi ha insegnato a sentire gli altri, a suonare in gruppo, a privilegiare la fusione d’insieme rispetto al virtuosismo del solista. L’incontro con il Trio di Trieste e con Maureen Jones fu estremamente fruttuoso in tal senso. Erano gli anni del quartetto di Schumann, del Trio degli spiriti di Beethoven, della Trota di Schubert, dei quartetti di Brahms e di Mozart. Suonai al Teatro Verdi di Trieste una carrellata di sonate di Beethoven; non ricordo le altre, peraltro numerose tappe di quegli anni, né i luoghi dove suonai in formazione cameristica. Conobbi valenti musicisti, soprattutto tra i violoncellisti.

In seguito ci furono esperienze abbastanza diversificate: l’esibizione con Eugenio Bennato per Futuro Remoto, il concerto per la RAI di Napoli, la collaborazione con De Simone all’Opera dei 116 che portammo in Italia e in Germania, i concerti con l’orchestra in occasione del festival “I luoghi di Euterpe”, e del Festival Il “Pianoforte e l’orchestra”, quelli per la Thalberg, le ballate di Chopin al Ghione di Roma, al Teatro di Marcello, i tours in Spagna in cui ho eseguito Petrassi ed i contemporanei, quelli in Belgio, e gli altri in giro per l’Italia.

Ma, contemporaneamente, mi dedicavo anche ad altro. Per alcuni può… suonare fuorviante, dispersivo. Forse è così, ma ho sempre abbinato lo studio della musica a quello di altre cose: prima il liceo, poi l’Università. Facevo musica anche quando preparavo esami di storia, di critica dell’arte, magari sul volo Parigi-Napoli; faccio musica anche oggi, quando leggo il libro di Redondi sul tempo, o quello di Chaitin sulla ricerca di omega.

La musica è un insieme di suoni che per diventare armonia deve sapere di vita, di conoscenza, di esperienze umane, di tutto quello di cui abbiamo bisogno per esprimerci. Ci fu un periodo della mia vita in cui avevo bisogno di altro, in cui mi sembrava che quello della musica fosse un mondo al di fuori di questo mondo. Studiavo spartiti, ma non leggevo mai il giornale, sapevo di musica classica, di classicità e in me non c’era niente di attuale, non sapevo niente del nostro tempo. All’epoca la consideravo una pecca e decisi di dedicarmi allo studio dell’economia, della statistica. Conclusi quegli studi con una tesi sul Welfare State e caso italiano. Molti mi considerarono pazza, alcuni mi scrissero lettere in cui mi accusavano di aver gettato la spugna. Forse, tornando indietro, quella parentesi, diciamo pure “istituzionale”, la eviterei, eppure non rinnego quel che mi ha dato: fa parte dei miei interessi, e poi, tutto sta ad amalgamarla con il resto, a farne un qualcosa di organico.

Probabilmente c’era qualcosa che mancava nella mia vita, ma non sapevo quale. Dovevo aspettare ancora un po’ per saperlo; nel frattempo insegnavo, suonavo, scrivevo su letteratura e musica, mi occupavo di proporzionalità armonica, mi dedicavo a saggi su D’Annunzio, Klee, Gaughin, a scritti per le Edizioni Gentile, Alinea, e in collaborazione con le Università di Salerno, di Firenze e Politecnica della Marche.

L’ 11 Settembre 2007 presi a scrivere, ma non si trattava né di un articolo, né di un saggio. Quel manoscritto, dopo circa due mesi, è diventato un romanzo, dal titolo Presenze, che è stato pubblicato dall’editore Sovera nell’aprile del 2008. Terminato il libro, ho continuato, ma non si trattava di parole: erano musiche ispirate a quel libro.

Quei pezzi fanno attualmente parte di un Cd allegato al libro, brani che, in parte, ripercorrono i momenti centrali del romanzo e che sono racchiusi in un’antologia di musiche dal titolo, appunto, Presenze, incisi da me live.

Attualmente collaboro col trimestrale Terza Pagina; ho scritto altre due brani per pianoforte, ho altri progetti, che presto verranno pubblicati. A febbraio 2009 sarà pubblicato un articolo su Gauguin per la rivista on line Musical Words e sul Rigo musicale.

Nel corso di quest’anno ho presentato il libro con le musiche al Bibli di Roma, alla Edison Bookstore di Pescara, alla Fiera del libro di Ostia, e per la Feltrinelli a Trieste e a Firenze – Mattinate in Musica. Mi hanno proposto di presentarli anche a Bologna, Ferrara, Padova, Venezia, Mestre, Torino, Bari, Ancona, Genova. Prossimamente sarò a Napoli e in Sicilia.

Sono stata invitata da “Radioclassica” a Milano e alcune delle mie composizioni sono state trasmesse in occasione di un’intervista live in cui ho parlato del romanzo e di questa esperienza creativa che trova nella pluralità dei linguaggi la forma espressiva a me, credo, più congeniale.

In tal senso, alla formula consueta di presentazione ho gradatamente sostituito una sorta di presentazione spettacolo: voci recitanti che leggono alcuni passi del romanzo, voce del pianoforte che ora si affianca a quella degli attori, con musiche improvvisate da me, ora vi si alterna con l’esecuzione di brani del Cd Presenze.

Non conoscevo le note, ma suonavo un valzerino… Mi sono sempre chiesta come fosse possibile, ma non ho mai aspirato a coltivare questa mia inclinazione.

Alcuni “addetti ai lavori” e non, hanno definito queste composizioni musiche “sincere”, con una forte carica emotiva. Mi sta bene, è proprio quello che voglio comunicare.

Intendo continuare a farlo, perché questo è quello che da sempre avrei desiderato fare, ed ora ne sono consapevole.

Maria Gabriella Mariani