HANNO DETTO DI ME
 
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Estratti di recensioni di concerti

"Brava la giovane Mariani [...]. E’ emersa una personalità rilevante, l’emozione controllata dalla sicurezza […] Di grande impegno il programma che dal Mozart maturo della Sonata K 576 è passato al Tema Variazioni sul nome Abegg, di Schumann proposte con una lucidità di fraseggio davvero rimarchevoli. Con la Suite Bergamasque di Debussy la Mariani forse è riuscita a cogliere il momento migliore della serata: colori evanescenti e languidi nel Clair de lune, atmosfera elegante e raffinata nel Menuet, brillante e di giusto effetto nel Passapied […]. Pregevolissimi i tre studi da concerto di Liszt, in particolare la “Ronda degli gnomi” ed il Rondò capriccioso di Mendelssohn."

(Giovanna Ferrara, Il Mattino, Napoli)


"Protagonista di grande carisma e carattere una valente e giovane pianista quale Gabriella Mariani […] ha rapito l’estasiato e nutrito pubblico […]."

(Il Piccolo, Trieste)


"Le sue mani sicure[…] pigiano i tasti […] generando un susseguirsi di virtuosismi musicali."

(El Norte de Castilla, Zamora/Spagna)


"Quasi un caso che […] ha contribuito a rafforzare quel talento che Vincenzo Vitale aveva riconosciuto in una ragazzina […] unidicenne."

(Il Mattino, Napoli)


"Ciò che ci preme chiaramente dire è che nella battaglia selvaggia senza quartiere dei due temi [Sonata in si minore di Liszt], le improvvise dolcezze arpeggiate, gli sviluppi virtuosistici e contrappuntistici, spesso strepitosi e squillanti, il dinamico e drammatico fugato del lento assai che conclude la sonata come un colpo smorzato di timpano, abbiamo trovato in Maria Gabriella Mariani un’interprete di eccezione per maturità tecnica e virtuosismo. Gli applausi entusiastici le hanno strappato un bis […] lisztiano, un omaggio alla sua terra Tarantella e Canzone da Napoli appendice al secondo libro degli Anni di Pellegrinaggio."

(European Liszt Center News)


"Gabriella Mariani, uno Speranza meritato…. Il suo concerto[…] ne ha dato pienamente conferma La Mariani ha avuto la sua gloria, i suoi applausi, i consensi entusiastici del pubblico… al quale ha offerto la prova della sua passione e del suo slancio partenopei, l’arte del tocco e la forbitezza della sua tecnica, messe a fuoco da Aldo Ciccolini, il suo preclaro maestro, eseguendo quasi rannicchiata sul pianoforte, concentrata al massimo, fino allo spasimo, Gaspard de la nuit di Ravel… la “Sonatina Super Carmen” di Busoni […] in una spericolata versione pianistica e, per finire i Feux Follets, i Fuochi Fatuidi un Liszt da capogiro."

(Josè Minervini, Corriere del Giorno, Taranto)


"Un pianista che si accinga ad una simile impresa esecutiva deve essere tanto lontano dalla retorica quanto la più distante galassia lo è dalla nostra Via Lattea; ebbene Gabriella Mariani ha questa fortuna, dal momento che possiede quella “innocenza della tecnica” senza la quale ogni approccio all’opera di Robert Schumann è destinata a fallire. Con Fryderick Chopin la giovane strumentista napoletana si pone con l’intelligenza della mano, trovando la forza di un’inaudita lucidità e raccogliendo in pieno l’istinto armonico e dinamico che fa della musica del compositore polacco un evento a se stante nella letteratura pianistica[…] Gli Improvvisi n. 1, 2 e 3 e la “Polacca Fantasia” eseguiti con grande rigore formale, e lo “Scherzo in si bemolle maggiore”, hanno dato modo alla Mariani di dar luogo ad una lettura essenziale e trasparente, non priva di una preziosa intransigenza emotiva."

(Paese Sera, Sorrento)


"Temperamento di prim’ordine […], tecnica inappuntabile. Ciò si è rivelato immediatamente ascoltando […] la napoletana Gabriella Mariani, ipersensibile e debordante di musicalità."

(La Stampa, Torino)


"Grandissima impressione ha suscitato […] la Mariani che si è guadagnata la simpatia e le acclamazioni del pubblico con l’esecuzione di musiche di Ravel e di Busoni di eccellente qualità."

(Dino Foresio, Il Quotidiano, Taranto)


"La giovanissima Maria Gabriella Mariani, già allieva del grande Aldo Ciccolini, vincitrice di concorsi internazionali, ha eseguito il Concerto n. 2 di Chopin con una tecnica magistrale, un tocco chopiniano, una pensosa dolcezza, da suscitare nel vastissimo pubblico uno stato di emozione."

(Il Mattino, Napoli)


"Nel Concerto n. 2 di Chopin Maria Gabriella Mariani esordisce con un Maestoso in cui tutte le forze nel senso proprio fisico dell’interprete sono impegnate per scuotere l’uditorio. La giovane pianista napoletana, profondamente calatasi nella parte, ha dominato nel confronto con l’orchestra in una partitura affatto semplice che impone al solista un vero tour de force. Nell’ultimo Allegro vivace la Mariani è riuscita perfettamente ad interpretare una pagina che […] richiede un grande slancio virtuosistico tale però da non “oscurare” il richiamo popolareggiante delle idee melodiche e ritmiche."

(Paolo Di Vincenzo, Il Centro, Pescara)


"Un grosso successo grazie ad una pianista d’eccezione, Maria Gabriella Mariani, che mostrando la disinvoltura del professionista e la raffinatezza del provato esperto, nonostante la sua giovane età, ha proposto un programma poderoso. […]. Ha stupito un pubblico che in applausi non è stato avaro, avendo riconosciuto e apprezzato la pulizia tecnica che non ha ceduto neppure nei passaggi tradizionalmente ritenuti più difficili. E’ stata la protagonista più evidente della serata […] una tecnica sempre adeguata, duttile ai moti più profondi di una sensibilità quella della Mariani, profonda, che sa, con l’intelligenza dello studioso e dell’esecutore (non sempre rinvenibili nella stessa persona) penetrare i segreti più intimi di una composizione. […] L’eccezionalità dell’esecuzione è stata assicurata soprattutto dalla complessità della formazione… della giovane pianista, la cui vivace intelligenza unita ad una cultura più che articolata, le hanno permesso di abbracciare tutti gli aspetti estetici, tecnici ed esecutivi che, presenti in un’opera, concorrono alla sua complessa dimensione."

(Maria Gabriella Della Sala, Il Mattino)


"Partono da lontano[…] i successi di questa pianista […]"

(La Nazione, Firenze)


"Il programma presentato dalla Mariani a Roma era particolarmente impegnativo […] La grande padronanza tecnica, la sapienza interpretativa e la raffinata sensibilità musicale della pianista sono state premiate dai calorosissimi applausi del pubblico."

(Epta Italy News)


"Con gli Studi Sinfonici di Schumann, Gabriella Mariani ha subito affascinato […] mostrando un’intensa musicalità accompagnata da un’invidiabile abilità tecnica. La pianista ha deliziato il pubblico presentando le Quattro Ballate del compositore polacco."

(Maria Magno, Il Golfo, Sorrento)


"Credevo che avrei ascoltato una virtuosa della musica e invece ho scoperto una persona che fa parlare la musica anche per immagini attraverso la fisicità dell'esecuzione; su quelle note ho immaginato una persona che aggredisce i muri della vita per poi scoprirne la fragilità ed, allora, ecco le dita sfiorarli lievi come superfici di cristallo, quasi con l'intento di accudire e proteggere quegli stessi muri di silenzio e nostalgia... "

(Giusi Palazzo di Salerno, spettatrice al concerto del MozArt Box,,19 settembre 2010)


"Il pianoforte sembrava un’estensione del suo corpo. Sono rimasta impressionata dalla sua intensità espressiva, dalla sua capacità di comunicare attraverso la musica … Ho provato delle grandissime emozioni. "

(Rosaria Beneduce di Varese, spettatrice al concerto del Mozart Box, Portici 19 settembre 2010)


"Ho avuto modo di ascoltare le musiche della mia ex allieva Maria Gabriella Mariani che rivelano una natura creativa quanto mai impressionante, confortate da doti pianistiche eccezionali caratterizzate da un dominio totale della tastiera e da una ricerca trimbrica più unica che rara"

(Aldo Ciccolini, quarta di copertina libro con cd "Consonanze imperfette", 2010)


"Passionale, molto fantasiosa, molto artistica, molto musicista, bravissima... mi piace il suo modo di suonare, che è così vario, mai prevedibile. Mi colpisce molto il suo Scarbo e la sua Sonata di Liszt. "

(Martha Argerich, Verbier 2004)


"La Mariani tra i segreti delle note e dell'anima... Al di là delle parole, è stata l'esecuzione di Fun Tango nel corso dell'incontro in Conservatorio a svelare le motivazioni dell'autrice e il senso del suo progetto in modo tanto più esplicito: trenta minuti di musica sul filo della passione, con intenti evocativi ma non didascalici racchiusi in uno stile difficilmente codificabile, frutto spontaneo di una commistione emotiva prima ancora che linguistica."

(Stefano Valanzuolo, Il Mattino, 30 dicembre 2010, rec. concerto S. Pietro a Majella)


"Un singolare concerto... Un racconto che alterna musica e parola, alludendo al libro "Consonanze Imperfette" ed al brano Fun...Tango, L'uno e l'altro portano la firma della Mariani, non nuova a cimenti musical letterari ed apprezzata nella doppia veste di pianista e divulgatrice... I tre movimenti corposi che compongono Fun Tango sono eseguiti con una foga che non di rado coinvolge la platea e, all'interno di una vicenda che vede per protagonista l'alter ego dell'autrice, Emi, colta in diverse fasi della propria vita."

(Stefano Valanzuolo, Il Mattino, 1 aprile 2011, rec. concerto Teatro S. Carlo)


"San Carlo, liricità "pensosa". Intima ed emozionante lezione -concerto[...] O forse più che lezione [...]immersione, in quell'universo di commovente, gioiosa, esalante e sofferta sensibilità che sa essere l'affascinante personalità della pianista napoletana. Musicista, esecutrice di livello internazionale, compositrice, ma anche da qualche anno scrittrice, Maria Gabriella Mariani ha offerto di sè il lato più intenso e comunicativo portando il suo pubblico per mano in un viaggio tra le note e le strutture armoniche di" Fun... Tango. Tre irradianti di un'unica matrice [...] Lei che sin da bambina giocava con le note, chiamandole, per gruppi, "famiglie" (le stesse che più tardi dopo gli studi di armonia capirà di essere le tonalità) non l'ha persa la voglia di giocare, scoprirsi, coinvolgendo, nanturalmente, così, tutto il teatro in questa meraviglia di suoni e di richiami che è il suo brano "della memoria". E giocando, Maria Gabriella si racconta e in certi casi pare proprio che si liberi di un fardello [...] nasce una nuova coscienza creativa, produttiva e viva più che mai che la Mariani fa esplodere sui tasti, con un piglio e una padronanza che non ci si aspetterebbe da una voce così flebile e gentile, Maria Gabriella illustra la genesi compositiva del brano, il tema dominante di due note che viene riproposto nei tre movimenti e i differenti stati d'animo che possono generare tanti irradianti di un'unica matrice. Elenca i cambi di atmosfera e di intensità, le tematiche che ricorrono ora nel registro acuto ora in quello grave. Accenna alla tonalità e all'ambiguo tonalismo del pezzo, alle dissonanze (o, come preferisce, "consonanze imperfette") e ai cromatismi riflessi nella memoria che è "come se passasse lungo tutti questi tasti, simulacri degli anni che scorrono mentre il dito li tocca tutti. E questo espresso con estrema leggerezza ed entusiasmo al punto che anche chi, per formazione, non capirebbe, capisce e, capisce dino in fondo. Arrivata all'esecuzione del brano da capo a fondo, sembrra che con le dita stia sistemando i pensieri, meticolosamente. E si volta verso il pubblico sorridente, confidente e complice compiaciuta della magia che ha saputo creare con la sua "liricità pensosa"."

(Luca Iavarone, Roma, 27 marzo 2011, rec. conc. S. Carlo)


"L'intervista. Mariani e le "Consonanze imperfette".[...] Due imperdibili appuntamenti napoletani della pianista Maria Gabriella Mariani, Per l'associazione Scarlatti [...] proporrà un confronto tra due sonate in si minore, di Liszt e di Chopin, [...] al San Carlo con "Fun...Tango. Tre irradianti di un unica matrice", composizione pianistica in tre tempi contenuta nel volume (libro + cd) Consonanze Imoerfette (Zecchni Ed. 2010) Personalità straordinaria, poliedrica, Maria Gabriella Mariani sa essere toccante, diretta, autentica nella narrativa quanto spigliata e incisiva sulla tastiera.[...]"

(Luca Iavarone, Roma, 12 marzo 2011)


"Maria Gabriella Mariani rievoca lo spirito romantico di Liszt e Chopin [...] "arbiter elegantiae" la brava pianista Maria Gabriella Mariani.Alla luce del recital [sonate di Liszt e Chopin in si minore], più che un duello [...] un'evocazione e Maria Gabriella Mariani più che arbiro ne è sacerdote. La pianista gode sia delle necessareie doti tecniche per un programma così ostico ma soprattutto della profondità espressiba per l'interpretazione. La sua impostazione è calibrata, impeccabile [...] per rievocare due spiriti [...] Non c'è trucco, non c'è inganno, la strana coppia Chopin-Liszt torna a rivivere e a parlare con voce autentica attraverso di lei. Chiude il concerto un bis, chiesto a furor di platea. Ma ora sullo sgabello c'è solo Maria Gabriella Mariani, nessuno spirito, solo un demone: il suo. [...] un componimento autografo dedicato alla propria città "Pulcinella" [...] Se chi ben comincia è a metà dell'opera ne vedremo delle belle."

(Oltrecultura, 14 marzo 2011, rec. conc. Ass. A. Scarlatti)


"Anche se è noto che il talento letterario e il talento di compositore spesso fanno coppia (Berlioz, Wagner, Richard Strauss...), era la prima volta che ho potuto assistere "live" a questo fenomeno e sono rimasto molto impressionato. Christian Much Console Generale / Generalkonsul Consolato Generale di Germania / Deutsches Generalkonsulat "

(Christian Much Console Generale di Germania Concerto Teatro San Carlo 2012)


"E' uno dei più particolari talenti musicali che abbia mai conosciuto, mi ricorda moltissimo la Argerich del Concorso di Ginevra per lo straordinario temperamento. Ha una profonda sensibilità interpretativa e delle doti tecniche inappuntabili. Dovrebbe andare via dall'Italia e frequentare solo i grandi concorsi internzionali. "

(Tito Aprea, 1987 Concertista, Accademico di Santa Cecilia, Giurato dei Concorsi Internazionali Busoni e Ginevra)


"MARIA GABRIELLA MARIANI, ALL'AUDITORIUM NIEMEYER SALUTA IL 2011 Maria Gabriella Mariani, già recensita su queste pagine, è stata la protagonista del concerto con cui la Fondazione Ravello saluta un 2011 che, nonostante le ristrettezze economiche ed i tagli, si chiude con un bilancio artistico certamente positivo. L'Auditorium Oscar Niemayer ha ospitato Sabato 31 Dicembre la solista per il suo spettacolo Piano solo. Compositrice ed esecutrice molto dotata, interprete passionale e raffinata allo stesso tempo, possiede una sensibilità artistica poliedrica, che le fa valicare i confini strettamente musicali per coniugare all'attività di musicista quella di scrittrice. Il componimento con cui si apre l'esibizione, Fun...Tango. Tre irradianti di un'unica matrice, è il riflesso in musica del suo ultimo cimento letterario: Consonanze imperfette. Qui la pianista si racconta, le “Tre irradianti” sono i tre tempi di questa storia: infanzia, giovinezza e maturità. Le note di questa partitura sono un lungo viaggio nel sottosuolo emotivo dell'autore. L'Allegro iniziale ha un carattere giocoso, quasi allegro e l'incipit ha i toni vividi di un puerile acchiapparello. L'Andante che segue si presenta con un'elegante progressione di accordi. E' di certo il tempo più introspettivo e sfumato di tutta la composizione. Gli spunti tematici, i temi, vengono proposti con un rigore ed una riservatezza che nascondono le inquietudini della giovinezza. Il terzo tempo, quello della consapevolezza, è un Allegro in cui tutto il materiale musicale precedentemente esposto viene rielaborato e riproposto. La frenesia compositiva dei primi due (ed in parte del terzo) movimento trova qui una risoluzione finale ed i due accordi finali sono quasi un gesto liberatorio di autoaffermazione. In tutto il componimento i temi si susseguono in una sorta di stream of consciousness pianistico dove quelli dominanti, che accompagnano l'autrice in tutte e tre le fasi della vita, riaffiorano continuamente per imporsi sulla scena. Talvolta il pindarismo compositivo sfocia in momenti virtuosistici ricchi di citazioni romantiche, spesso chopiniani [...] La seconda parte è dedicata alla proposizione di tre componimenti “brevi”. Interessante è l'ultimo: La Canzone di Pulcinella, brano dedicato a Napoli. La musica alterna momenti allegri e scherzosi ad altri più intimi ed elegiaci. Qui si cerca nello scherzo la risposta alle preoccupazioni che affliggono ciclicamente le persone. M.G. Mariani è una pianista eccellente per doti tecniche ed interpretative. E' dotata di una notevole agilità, di un gran bel suono e di accattivanti dinamiche con cui risolve le insidie tecniche che si annidano tra le battute del pentagramma. La sua scrittura, nonostante sia molto funzionale al messaggio proposto, conserva un certo narcisismo, per cui è necessario affermare e dimostrare padronanza strumentale. Ascoltarla, sia in recital pianistici, sia nell'esecuzione dei propri componimenti è sempre un'esperienza che suscita grande interesse, poiché siamo di fronte non solo ad un'ottima strumentista ma ad un'artista viscerale che vibra sempre carattere e sentimento. Non è da tutti. "

(Ciro Scannapieco, Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ® - Recensione Concerto Fond Ravello 06/01/2012)


"“Mi ha fatto entrare nella sua musica… non mi era mai successo prima” "

(Spettatrice Lezione Concerto – Concerto San Carlo Extra 2011))


"“Ci sono libri che parlano di musica e, meno di frequente, partiture musicali che assumono le sembianze di un racconto, forse di un dialogo o di una sceneggiatura. A questa seconda categoria appartiene il cd "Fun Tango", non a caso allegato ad un libro intitolato "Consonanze Imperfette"; l'uno e l'altro sono di Maria Gabriella Mariani, pianista napoletana cresciuta alla scuola di due big dell'arte della tastiera all'ombra del Vesuvio, Aldo Tramma e Aldo Ciccolini, ma anche compositrice e scrittrice con all'attivo già un altro volume "Presenze". E' stata l'autrice stessa (che come pianista è in procinto di una lunga tournée in cina ma è anche attesa alla Scarlatti e al San Carlo), qualche giorno fa nella sala Martucci del Conservatorio di San PIetro a Majella, a raccontare genesi e significato di questi due prodotti che - come sottolineato nella presentazione - non potrebbero prescindere l'uno dall'altro. "Sono brani che, in parte, ripercorrono i momenti centrali del romanzo e che sono racchiusi in un'antologia di musiche incise da me live", spiega. "Consonanze Imperfette" (edito da Zecchini) racconta dubbi, riflessioni, ansie e gioie di una pianista quasi fosse un percorso di autoanalisi che pone l'artista di fronte al proprio alter ego, tra passione e razionalità. Tutta la storia è non solo attraversata da rimandi pianistici, ma scandita - per quanto concerne il ritmo - dai suoni, di fatto sviluppandosi su due piani di comunicazione: quello letterario e quello musicale.” "

(Stefano Valanzuolo, Il Mattino 2010)


"“Sono stato coinvolto emotivamente, mi ha rapito con il suo racconto musicale” "

(Francesco De Renzis. spettatore Recital Riflessi – San Carlo Extra 2012)


"“Fa parlare la musica… e con lei la musica non ha segreti” "

(Massimo Spinelli, Concerto Conservatorio Milano 2010)


"“Una prodigiosa musicista… ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad una vera sensitiva, mi ha impressionato lo stato di trans in cui riesce a suonare, un'incredibile concentrazione... Sembra che la musica la porti lontano... in un altro mondo.” "

(Andrea De Saint Severe, Concerto Istituto di Cultura Italo Tedesca, Venezia 2001)


"“La pianista che suona anche col viso” "

(Brigida Pappalardo, Conc. Scarltati, Napoli 2011)


""Magnifica esplosione musicale di Maria Gabriella Mariani al pianoforte che, con tecnica magistrale e coinvolgimento interpretativo, ha suonato la Polacca- Fantasia op 61 di Chopin e poi ha superato se stessa con la creatività geniale di una sua improvvisazione “Ricordando Hannah” ispirata alla poesia di Hannah “Elì Elì”. Si capisce bene quanto sia degna allieva dell’illustre Aldo Ciccolini, gloria pianistica napoletana ed europea, e perché sia stata apprezzata ed incoraggiata dalla grande mitica pianista Marta Argerich, che ne ha riconosciuto le straordinarie doti di improvvisazione. Per noi è stata un’emozione sconfinata, un vertice di amore per la musica. Mariani ha già una prestigiosa carriera da solista in Italia e all’estero e ha inciso per la Rai ed emittenti televisive straniere. Talento multiforme, ha scritto libri di narrativa con allegati cd musicali di sue composizioni." "

(Antonio Cardolicchio, Sullam, "Omaggio ad Hanna Szenes", Napoli)


"Non immaginavo che fosse tanto brava .Ho gustato una musica eseguita con tanta maestria degna dei più grandi musicisti , non ha nulla da invidiare a Arturo Benedetti Michelangeli a Rubintein, è un talento innato che vive solo di musica. Mi ha sorpreso la maestria con cui ha eseguito i diversi brani di Chopin, il tocco ineguagliabile e le diverse sfumature . Solo chi nasce con un simile talento innato pùò manifestarsi con una esibizione perfetta. .La musica da Lei suonata mi ha tenuto inchiodato alla poltrona su ci ero seduto. Quello che più mi ha sorpreso è stata l'esecuzione dei brani senza spartito, il mio giudizio " NULLUM PAR ELOGIUM". Ad maiora. Il suo estimatore Antonio Mancini"

(Antonio Mancini, ha scritto ciò dopo averla ascoltata al concerto di Isernia dell'11/12/ 2015)


"Le sue improvvisazioni sono straordinarie. Ho conosciuto pochi artisti come lei!"

(Martha Argerich, Verbier 2014)


"“Ammiro molto la Mariani, già dall’epoca in cui fu mia allieva era molto brillante, la sua musica è estremamente complessa, molto interessante, tutta da ascoltare.” "

(Aldo Ciccolini, in Cerco il suono perfetto è la mia ossessione. Ciccolini, Omaggio al Maestro a Palazzo Serra di Cassano, Donatella Longobardi, il Mattino 29 aprile 2014)


"“Artista dalla cifra distintiva complessa, riconosciuta dagli appassionati e molto apprezzata nell’esecuzione del repertorio”"

(Laura. Valente - Musicologa e Direttore Artistico del Ravello Festival, “la Repubblica”, 2015)


"“Mi sono riconosciuto molto spesso durante l’esecuzione di questo pezzo [Mariani, Pour jouer]… un’esecuzione magistrale, che allo stesso tempo rivela una personalità come quella della Mariani, che è veramente una personalità eccezionale con dei mezzi pianistici straordinari. Esprimo la mia emozione, tutta la mia commozione nel sentire questa opera sì monumentale dedicata a me. E’ il primo lavoro che mi è dedicato. E ne sono felice. Non è mai troppo tardi. Per questo ringrazio moltissimo la mia ex allieva. Oggi non è più un’allieva, è una Maestra!”"

(Aldo Ciccolini, Evento MiBACT Piano Serata|Piano Sonata_Omaggio ad Aldo Ciccolini a Palazzo Serra di Cassano - Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, 29 Aprile 2014)


"Maria Gabriella Mariani recital a Salerno Un gradito ritorno, quello della pianista Maria Gabriella Mariani a Salerno per uno splendido recital presso la Sala Bilotti dell'Archivio di Stato. Invitata dalla Associazione Culturale Cypraea la concertista napoletana apprezzata a livello internazionale ha incantato il pubblico con la sua bravura ed un temperamento particolarmente versatile in cui i suoi mezzi pianistici straordinari si coniugano con una capacità espressiva totalmente coinvolgente. Presentarla non è semplice talmente è stata intensa e prolifica la sua attività sino a questo momento, fitta di concerti, incisioni, incontri, progetti e solo per dire ricordiamo tra le sue innumerevoli collaborazioni quelle con Roberto De Simone, il Trio di Trieste e Aldo Ciccolini (di cui è stata allieva a Parigi) al quale ha dedicato una sua composizione “Pour jouer”. Sì perché sia ben chiaro che in questa donna, dall'apparenza minuta, alberga un vulcano di energia, una personalità esplosiva, quindi non stupisce che abbia scelto di affiancare all’attività di pianista, con successo, quella di compositrice e scrittrice. Ma veniamo al recital di giovedì 16 febbraio 2017, cominciato con la prima esecuzione a Salerno delle 2 Cadenze per il I e III tempo del Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore K.466 di Mozart (1785) di Roberto De Simone composte in giovane età (1947) nelle aule del Conservatorio San Pietro a Majella e da lui affidatele in occasione del Concerto-Spettacolo “261 ma non li dimostra”. La pianista, dotata oltre che di una tecnica impeccabile, soprattutto di una poliedrica profondità espressiva, sfoggia mani piccole ma sempre agili, veloci e precise, dal tocco vigoroso e, quando la partitura lo richiede, carezzevole e ricco di nuances. Bel suono, grande pathos e accattivanti dinamiche nelle due splendide proposte chopiniane: la seconda Sonata in si bemolle minore op. 35, scritta nel 1839 contenente nel terzo tempo la Marcia funebre, già composta nel 1837 ed inserita in questo lavoro come momento psicologico centrale, attorno al quale si articola tutto il resto; la terza Sonata in si minore op. 58 risalente al 1844, la più ampia, che insieme alla prima Sonata in do minore op. 4 del 1828 costituiscono il maggiore impegno compositivo del musicista polacco. A chiudere è un fluire di emotività, una toccante esposizione di un mondo introspettivo che si annidano tra le battute di una sua composizione Ologramma. Tema e variazioni ed improvviso finale del 2015 in prima esecuzione assoluta. Nata su “commissione” di Roberto De Simone è una densa scrittura viscerale in cui la padronanza strumentale amplifica le melodie intrise di cultura partenopea e romanticismo, costruita su di un tema ispirato a reminiscenze napoletane che si sviluppa in variazioni cicliche sino al finale lasciato ad ogni esecuzione alla estemporaneità del momento. L'artista ha ripagato completamente le aspettative del pubblico che a sua volta l'ha a lungo applaudita, non ci resta che... aspettare di riascoltarla! Sarà un piacere. "

(Dadago, Oltrecultura 18 marzo 2017, recensione concerto Salerno)


"“Ammiro molto la Mariani per la profonda conoscenza del linguaggio musicale; riesce a trascendere lo strumento del pianoforte rendendo appieno l’essenza del canto e l’idea della resa improvvisativa che mi ha animato nello scriverle, immedesimandomi in un Mozart che vi anticipa i temi del Don Giovanni.” "

(Roberto De Simone, in occasione della partecipazione straordinaria della Mariani al Concerto Spettacolo "261 ma non li dimostra" - in cui le affida le sue 2 cadenze (1947) scritte per il Concerto K466 di Mozart - Evento di inaugurazione dell' Associazione Mozart Italia p| la Sala Scarlatti del Conservatorio San Pietro a Majella, 27 gennaio 2017)


"La pianista compositrice e scrittrice Maria Gabriella Mariani vince 3 nuovi Global Music Awards negli States Maria Gabriella Mariani, pianista napoletana, compositrice, e dal 2008 anche scrittrice, è stata nuovamente premiata all’unanimità ai Global Music Awards di Los Angeles con la motivazione “Outstanding achievements” e 3 medaglie d’argento. Il Global Music Award è una competizione internazionale riservata ad artisti indipendenti di particolare talento e di livello internazionale. Non nuova a tali successi, la Mariani già nel marzo scorso proprio negli States vinceva il Global Music Awards per le “straordinarie esecuzioni” live di brani di Ravel, tra cui il celebre Gaspard de la nuit, uno dei più rappresentativi della letteratura pianistica. Questa volta i riconoscimenti sono stati assegnati alla compositrice, oltre che all’interprete e alla figura di Artista di straordinario talento. Alla ribalta il suo Fun… Tango. Tre irradianti di un’unica matrice, spericolato brano pianistico in tre tempi che ha suscitato clamore e grande interesse oltre che per la performance che esige un approccio tecnico trascendentale, per la bellezza e la genesi originale del brano che, pur essendo musicalmente autonomo, è legato a quella del romanzo Consonanze Imperfette | Storia di una vita a due voci scritto sempre dalla Mariani (Zecchini). La musica di Fun Tango risente dell’incontro - scontro di vari temi talvolta risolti ritmicamente attraverso articolate e funambolesche figurazioni contrappuntistiche, e che invece sul versante narrativo, nel libro confessione Consonanze Imperfette, si traducono in tematiche esistenziali attraverso l’intreccio del passato e del presente dell’adolescente musicista Emi raffrontata all’artista matura Gabriella che alla luce del proprio vissuto impara ad affrontare il suo presente. Anche il grande Aldo Ciccolini, dopo l’ascolto live di Fun Tango volle dedicare straordinarie parole alla Mariani sulla quarta di copertina del libro / CD: "Le musiche della Mariani rivelano una natura creativa quanto mai impressionante confortata d doti pianistiche eccezionali caratterizzate da un dominio totale della tastiera e da una ricerca timbrica più unica che rara". Il romanzo Consonanze Imperfette, come altri lavori e racconti della versatile musicista scrittrice è stato presentato in tutta Italia e in diversi store Feltrinelli; la musica Fun Tango ha riscosso notevoli consensi critici oltre che negli States, alla RSI di Lugano, al Teatro San Carlo, al Ravello Festival, a Rai Tre, ai Conservatori di Santa Cecilia di Roma, a Radio Classica di Milano e presso fondazioni e centri istituzionali italiani e stranieri della Cultura. "

( Marco del Vaglio, Critica Classica)


"La pianista compositrice e scrittrice Maria Gabriella Mariani vince 3 nuovi Global Music Awards negli States Maria Gabriella Mariani, pianista napoletana, compositrice, e dal 2008 anche scrittrice, è stata nuovamente premiata all’unanimità ai Global Music Awards di Los Angeles con la motivazione “Outstanding achievements” e 3 medaglie d’argento. Il Global Music Award è una competizione internazionale riservata ad artisti indipendenti di particolare talento e di livello internazionale. Non nuova a tali successi, la Mariani già nel marzo scorso proprio negli States vinceva il Global Music Awards per le “straordinarie esecuzioni” live di brani di Ravel, tra cui il celebre Gaspard de la nuit, uno dei più rappresentativi della letteratura pianistica. Questa volta i riconoscimenti sono stati assegnati alla compositrice, oltre che all’interprete e alla figura di Artista di straordinario talento. Alla ribalta il suo Fun… Tango. Tre irradianti di un’unica matrice, spericolato brano pianistico in tre tempi che ha suscitato clamore e grande interesse oltre che per la performance che esige un approccio tecnico trascendentale, per la bellezza e la genesi originale del brano che, pur essendo musicalmente autonomo, è legato a quella del romanzo Consonanze Imperfette | Storia di una vita a due voci scritto sempre dalla Mariani (Zecchini). La musica di Fun Tango risente dell’incontro - scontro di vari temi talvolta risolti ritmicamente attraverso articolate e funambolesche figurazioni contrappuntistiche, e che invece sul versante narrativo, nel libro confessione Consonanze Imperfette, si traducono in tematiche esistenziali attraverso l’intreccio del passato e del presente dell’adolescente musicista Emi raffrontata all’artista matura Gabriella che alla luce del proprio vissuto impara ad affrontare il suo presente. Anche il grande Aldo Ciccolini, dopo l’ascolto live di Fun Tango volle dedicare straordinarie parole alla Mariani sulla quarta di copertina del libro / CD: "Le musiche della Mariani rivelano una natura creativa quanto mai impressionante confortata d doti pianistiche eccezionali caratterizzate da un dominio totale della tastiera e da una ricerca timbrica più unica che rara". Il romanzo Consonanze Imperfette, come altri lavori e racconti della versatile musicista scrittrice è stato presentato in tutta Italia e in diversi store Feltrinelli; la musica Fun Tango ha riscosso notevoli consensi critici oltre che negli States, alla RSI di Lugano, al Teatro San Carlo, al Ravello Festival, a Rai Tre, ai Conservatori di Santa Cecilia di Roma, a Radio Classica di Milano e presso fondazioni e centri istituzionali italiani e stranieri della Cultura. "

( Marco del Vaglio, Critica Classica - Recensione 3 Global Music Awards - USA Settembre 2017)


"“A suo tempo ascoltai il progetto “Ravel Scarbo live” di Maria Gabriella Mariani, e, senza perdersi in superlativi (che non amo e lasciano il tempo che trovano), devo dire che al “talento” che avevo potuto ammirare da subito (con un ascolto fugace col telefonino) devo aggiungere la mia meraviglia per altri aspetti che mi hanno piacevolmente colpito. Segnatamente nel terzo movimento di Gaspard de la nuit di Ravel: il fuoco che ha dentro di sé Maria Gabriella Mariani, ma anche l’agilità, la scioltezza delle dita e delle mani che sembrano essere snodate in ogni punto. Non ho mai visto una mano piegarsi così alle esigenze di una tastiera (anatomia michelangiolesca?).” "

(“Potito Padarra, Curatore Ufficiale del Catalogo dei lavori di Ottorino Respighi | Membro della Fondazione Cini di Venezia, Presidente Accademia Respighi, Milano 2016)


"La Mariani per l’AltRa Stagione di Porto Recanati emoziona adulti e bambini di F. Gas 70 minuti di recital per piano solo con le Fairy Tales, storie fantastiche in musica ispirate ai fanciulli e un applauditissimo bis fuori dai soliti schemi. Non brani eseguibili dai fanciulli, sia chiaro, bensì, ispirati alle fiabe, alle storie e alle tematiche legate al mondo dell’infanzia e del fantastico, quei momenti e quelle atmosfere che incantano i fanciulli e pure molti non più giovanissimi. I primi per naturale predisposizione, i secondi solo se riescono a toccare le corde dell’infinito rimanendo, per l’appunto, un po’bambini dentro. Il recital della Mariani, nell’ambito de l’AltRa Stagione diretta da Alberto Nones, al Castello Svevo di Porto Recanati, presenti l’attentissimo Sindaco e le maggiori autorità cittadine, è stato coronato anche dalla presenza di un foltissimo pubblico, non esclusi bambini, in quanto le Fairy tales hanno portato qualcuno a pensare che si trattasse di uno spettacolo per fanciulli. Un programma invece tutt’altro che per bambini: Schumann, Debussy, Mariani. Lo Schumann delle celeberrime Kinderszenen presentate con equilibrio e compostezza, ma anche con una modalità espressiva che non passa inosservata, perché accordata con la tenerezza, non scontata in molti maestri del pianoforte, e che si addice quanto mai a questo tipo di letteratura pianistica: timbrica fluida ma nutrita, tantissime nuance coloristiche ben maturate e calibrate, frutto di una pedalizzazione eccellente e di una ricerca appassionata in seno al quel compositore che qualche musicologo non ha esitato a definire “il suo parente più prossimo”. Non a caso la Mariani ne conosce pianisticamente l’intera opera e a Schumann dedicò pure una tesi di laurea. Altro stile, stesso tema, con il Children’s corner, in cui si è confermata ancora la vocazione della pianista a mettere in rilievo il senso di una rappresentazione nata al lume di una logica espressiva non aperta al compromesso, ma cucita addosso al personaggio – autore, alle sue storie, al suo tempo. Il ricordo triste delle Foibe e delle atroci persecuzioni istriane (il 10 febbraio ne ricorre anche l’anniversario della Memoria), commemorate attraverso le testimonianze di Adriana Carloni, molto ben rese e contestualizzate dalla voce recitante dell'attrice Paola Cosimi, ha scandito il passaggio tra il primo e secondo tempo e anche il dopo recital musicale. Nella seconda parte di scena Kinderliana, 32 minuti di pathos con i brani della Mariani, storie in musica incise per il progetto discografico “Fairy tales”, in imminente uscita per la giapponese Da Vinci Classics. I titoli? Parlano da sé: “Il valzer della ballerina”, “La rosa macchiata”, “Il trenino cappuccino”, “La bambola animata”, “Il pappagallo Corsu”, “Memento”, “Alin”, quest’ultimo dedicato ai bambini meno fortunati e felici del mondo, siriani o di altra provenienza non importa. C’è da dire che l’impressione è che, tra due giganti come Schumann e Debussy, la musica della Mariani non sfiguri per complessità di scrittura, per freschezza e autenticità di stile: una struttura formale forgiata nel contrappunto, una trama che richiede impegno al solista sia per il virtuosismo dei salti spericolati, delle ottave scoperte e delle doppie terze ad oltranza, sia per la ricerca della resa timbrico- espressiva. Soprattutto ci appare una scrittura musicale non strumentalizzata, capace di rendere il fil rouge di una narrazione ben chiara nel progetto dell’autrice e che non si affanna nella ricerca di un ambito in cui doverosamente inquadrarsi, libera come l’autrice da schemi e rendite di posizione, Tutto ciò parrebbe incanalarsi pienamente lungo l’odierna temperie internazionale in cui il senso e il bisogno di libertà espressiva sono imprescindibili dal fare arte e semmai sono funzionali alla realizzazione di un possibile contributo etico-estetico in barba all’assunto che in Arte tutto sia stato già detto, fatto, interpretato, talvolta anche attraverso il filtro di mode, categorie, declinazioni, classificazioni ed etichette del tempo. Il pubblico in sala l’ha recepita con entusiasmo quella musica mai ascoltata prima, complice la duttilità e il senso di della comunicazione istrionica della Mariani, figura minuta quanto incisiva sulla scena, armata di un’espressività disarmante, capace di conquistare anche gli scettici – intelligenti che si lasciano condurre dal veicolo emozionale che caratterizza notoriamente le sue performance. Il bis? Afferrando il microfono a termine dell’applauditissima performance di 32 minuti ininterrotti, l’artista stessa dispiega il senso di questa ricerca, il messaggio delle Fairy tales, rimembrando il rapporto giocoso e a tu per tu con la musica della bambina che fu: “Desiderate ascoltare un bis di Schumann o… “bella pallina” la mia prima musica che improvvisai al piano?” Complice della provocazione, il pubblico unanimemente sceglie quest’ultima il cui tema infantile diventa lo spunto per un’improvvisazione a tratti impetuosa, ironica e pensosa che mette d’accordo perfino i bimbi in sala, ora più che mai attenti e silenti. In fondo a cosa serve l’Arte se non ad emozionare indistintamente grandi e piccini? E l’emozione può talvolta divenire anche veicolo di riflessione. Ognuno a suo modo. Le Fairy tales della Mariani, peraltro traggono ispirazione dalla stesso motore che ha ispirato I racconti di Dora e Lucia, scritti dalla stessa pianista e intimamente collegati alle musiche di Kinderliana: ogni storia ha la sua musica, ogni musica la sua storia. L’unione tra narrazione letteraria e musicale è ormai una costante nella carriera della concertista scrittrice napoletana che dal 2008 si serve indistintamente dei due linguaggi, attraverso un codice espressivo - commutativo continuamente foriero di linfa e vitalità espressiva. E il suo viaggio attraverso l’immaginario delle storie fantastiche continua con altri appuntamenti in tutta Italia (i più prossimi a Milano - Villa Litta, 16 marzo e a Cremona - Museo del Violino, 23 aprile) e in Europa (i più prossimi a Schwarzheide – SeeCampus, 12 marzo, Monaco – Gasteig, 13 marzo, Berlino – Kulthurhaus,14 marzo). A Schwarzheide I racconti di Dora e Lucia saranno interpretati da giovani attori di Dresda e si intrecceranno live alle musiche di Kinderliana. La Mariani sarà in giro anche per il suo nuovo romanzo: Ologramma. 7 Vite per non morire (Guida Editore), collegato alla musica omonima incisa nell’altro, recente, CD Pour jouer / Virtuoso Piano works (Da Vinci Classics 2018), entrambi i lavori in prossima presentazione il 28 marzo a Napoli presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III. "

(Il Cittadino di Recanati, La Mariani per l’AltRa Stagione di Porto Recanati emoziona adulti e bambini, recensione di F. Gas - 13 febbraio 2019)


Alcuni degli ultimi estratti di recensioni del libro/cd PRESENZE

Maria Gabriella Mariani un talento della musica, una rivelazione della scrittura. […] Un talento come pochi, un’artista completa, intrisa di professionalità, passione, tecnica, esperienza, temperamento.

(Francesca Zivolo, Tutto Abruzzo e Tutto Molise 8 giugno2008)


Artista multidisciplinare ha saputo modellare i suoi interessi che spaziano dalla musica all’arte, alla letteratura. In lei parole e musica si fondono: la musica evoca parole e le parole carpiscono echi musicali, in nome dell’Arte che non conosce confini.

(Il Centro 17 luglio 2008)


Un romanzo complesso […]. Ma anche una meta - narrazione dedicata a due scienziati di personalità e di età differenti.

(Lucilla Fuiano, La Repubblica 8 novembre 2008)


Sfumature racchiuse nel bel romanzo di Maria Gabriella Mariani; una trama complessa, odissea e ricerca di spiriti inquieti, segnati dall’albagia di un destino ingannevole, che si intersecano avvinghiandosi come vite selvaggia […] Una presenza silente quella dell’autrice che sfiora i tasti della sua composizione col piglio di una pianista caparbia in cerca dell’armonica dissonanza, con sincero disincanto, spettatrice compassionevole che diviene coscienza del flusso narrativo delle vite complesse e peregrine di K. e R., lettere scarlatte, marchio infuocato “d’inumana passione”.[…]Un’opera coraggiosa quella della Mariani, da leggere, da vivere senza sovrastrutture inibitorie, magari lasciandosi cullare dalle note del suo pianoforte, interludi e notturni rischiarati dalla luce lunare d’una scrittura chiara e sincera, bagnata dalle lacrime salmastre d’una presenza gentile.

(Andrea Catizone, Roma, 2009)


[...] Studi con Vincenzo Vitale, Aldo Ciccolini[...] collaborazioni importanti [...] tanti concorsi frequentati e vinti. La musica occupa dunque una parte importante della sua vita, ma la storia raccontata nel suo romanzo Presenze, le riserva solo qualche cenno. Forse perché […]la Mariani coltiva anche molti altri interessi […] Le note, la scrittrice pianista le ha riservate al cd allegato di cui è autrice e interprete. Una sorta di colonna sonora che accompagna i momenti cruciali di una vicenda a tratti inquietante, che […] parte dall’originaria idea dell’amore assoluto tra due scienziati, […] per sconfinare poi nella fantapolitica e nella fantascienza.

(Paola Molfino, Amadeus febbraio 2009)


La science fiction è al centro di Presenze, singolare romanzo che racconta vita e diversità. Peregrinazioni e vita, intesa perfetta e distanza zero tra l’eccezione e la regola, queste le componenti essenziali del rapporto umano, ma alieno allo tesso tempo, che intercorre tra i due protagonisti osservati a distanza ravvicinata dall’autrice – personaggio in un gioco di incastro di piani narrativi e punti di vista[...] Un singolare romanzo la cui originalità è sottolineata anche dalla presenza di un cd musicale che ne traccia note su note gli stadi d’animo […].

(Antonella Di Spalatro, Nuovo Molise 1 febbraio 2009)


La bravura della Mariani come pianista qui messa a dura prova a livello digitale {CD PResenze allegato al libro omonimo}, colpisce e la narrazione e la musica si completano con felice sintonia.

(Nicola Cattò, Musica, Varese, marzo 2009)


Inaugura a 13 anni la carriera concertistica e diventa inarrestabile […] Curriculum niente male quello di Maria Gabriella Mariani pianista e scrittrice napoletana […] La Mariani intende rappresentare attraverso il rapporto amoroso di K, e R. le fasi psichiche e intellettuali che conducono alla partecipazione piena alla vita individuale e collettiva, fino al superamento del disagio dovuto alla condizione di “alienità”[…] L’esperienza conoscitiva di K. e R. segnerà per l’autrice – spettatrice, con l’abbattimento di antichi preconcetti il momento della rinascita, una maniera nuova di intendere l’uomo e la via, la consapevolezza della “distanza zero tra quel che siamo e quel che vogliamo”. Cd e libro procedono insieme: a ogni passo significativo del romanzo corrisponde un brano musicale ispirato a un momento della storia narrata. Maria Gabriella Mariani, infatti, terminata la stesura,del romanzo, lo “riscrive in una l’tra lingua”: [...] un esperimento letterario e musicale che rivela la poliedricità creativa della scrittrice e compositrice.

(Emilia Saggiomo, Il Corriere del Mezzogiorno 8 marzo2009)


Maria Gabriella Mariani è nereide mediterranea, ninfa proteiforme capace di affascinare con le note in chiaroscuro del suo pianoforte, un sentire profondo che risuona cristallino, e che scorre tra le sue pagine del suo libro Presenze, amalgama complessa, storia d’una alienità troppo umana per non essere sofferta, per non essere vera […] Un’opera corposa sofferta e vitale per un’autrice leggera e capace, un colibrì dal piglio aquilino, che batte le note del suo pianoforte al ritmo sincopato di suoni invisibili, fili di seta che ne sorreggono il volo.

(Marco Catizone, Roma 14 marzo 2009 - Recensione Evento Feltrinelli PIU’CLASSICA, Napoli 11 marzo 2009)


La Mariani è un fiore di pianista – pieno dominio della tastiera, tocco incisivo, varietà timbrica.

(Luca Segalla, Musica,2010 )


Maria Gabriella Mariani è un’affermata pianista napoletana (ha studiato, tra gli altri, con il grande Aldo Ciccolini), una concertista di successo, una sensibile e attenta compositrice che, negli ultimi anni, ha scoperto anche una passione letteraria, che dapprima si è manifestata nel libro “Presenze” e, adesso, nel libro-confessione “Consonanze imperfette”, pubblicato da Zecchini Editore. Un’opera che mette in luce la vena narrativa della Mariani che dipana una sorta di diario personale attraverso due diverse personalità, due aspetti di se stessa, Maria ed Emi, un Eusebio e un Florestano, di schumanniana memoria, al femminile.

(Andrea Bedetti, Musica Classica, luglio 2010)


Il viaggio di una pianista nella passione e nei dubbi. Un dialogo incessante a due voci, quelle di Emi e Gabriella, per un viaggio interiore affrontato dalla pianista e compositrice napoletana Maria Gabriella Mariani. Un diario personale in cui l' autrice manifesta il suo smisurato amore per la musica, ma anche i mille dubbi e le tante paure che si accavallano dinanzi a una drammatica scoperta. È un fluire di pensieri tra passato, presente e il possibile futuro, amplificato dall' originale composizione pianistica in tre tempi "Fun... Tango - Tre irradianti di un' unica matrice". Il brano, composto ed eseguito dalla stessa Mariani, allieva del grande Aldo Ciccolini, è stato riversato su un cd allegato al libro. La pianista sarà in concerto domani alle 18.30 al Palazzo Reale di Portici.

(Alessandro Vaccaro, Repubblica, 18 settembre 2010)


Una vita in musica alla ricerca di sé. Pianista fin dalla tenera età di quattro anni, Maria Gabriella Mariani è una delle poche artiste che hanno saputo affiancare all’attività di compositrice e concertista un’altra sua grande passione oltre la musica, la scrittura. Musicista dotata di un sorprendente talento oltre che di una poliedrica formazione, da sempre ha dedicato la sua vita alla musica esibendosi su palcoscenici nazionali ed internazionali. Solo negli ultimi anni ha scoperto, grazie alla sua sensibilità e al bisogno di esprimersi con linguaggi diversi dalla musica, la necessità di affiancare ad essa la letteratura. Consonanze imperfette […] Un gioco allo specchio in cui Emi rappresenta l’immagine da ragazza dell’autrice[…] Una sorta di viaggio a ritroso nella coscienza[…] E’ forse grazie ad Emi che la donna riuscirà a vincere la sua più grande ed importante sfida. Domani l’autrie sarà ospite alla Cappella Reale di Portici dove […] si esibirà su musiche di Schumann.

(Silvia Girolami, Roma, 18 settembre 2010)


Dopo il successo di “Presenze” (Sovera/Armando Edizioni), il romanzo con cd omonimo di musiche composte ed eseguite da Maria Gabriella Mariani, musicista dalla singolare intelligenza oltre che dalla poliedrica formazione, la pianista compositrice scrittrice si cimenta in un nuovo libro dal titolo “Consonanze Imperfette” edito dalla Zecchini Editore, la cui prefazione è stata sapientemente condotta da Stefano Valanzuolo, Direttore Internazionale del Ravello Festival, il quale sottolinea in maniera efficace e peculiare l’essenza del libro e delle musiche con esso e per esso nate. Il romanzo ha come sottotitolo “storia di una vita a due voci” e le due voci sono la Gabriella del presente ed Emi, il suo io della giovinezza. Si snoda così un dialogo/monologo (“dialogo ad uno”, come viene correttamente definito dall’Autrice) che procede per lampi, accensioni, divagazioni, lacerti di passato e si incardina sulla sola, asciuttissima trama di una “accettazione” cercata e raggiunta dopo l’iniziale conflittualità col mondo e -nell‘opera- col sé antico. È un procedimento che, a sua volta, elude con estrema sorvegliatezza ogni sfogo di “diluvio interiore”, ogni trasposizione/rievocazione irriflessa e selvaggia del passato (rischio sotteso a un’impostazione del genere) e che pertanto si rivela prova più che buona per compostezza, profondità e maturità espressiva.Accanto alle due protagoniste la musica costituisce un collante indissolubile tanto da presentarsi quasi come un terzo personaggio che tracima la trama del racconto e si fa composizione che al tempo stesso si collega al romanzo per poi acquistare una sua propria dimensione. L’opera sotto più aspetti sentita, ricca di anima, intelligente e ben scritta consta quindi di un cd allegato al libro, con una funambolesca composizione in tre tempi dal titolo “Fun… Tango – Tre irradianti di un’unica matrice” composta ed eseguita dalla Mariani.

(Andrea Barizza, Musical Words/Il Rigo Musicale, La Spezia, agosto 2010)


Ci sono libri che parlano di musica e, meno di frequante, partiture musicali che assumono le sembianze di un racconto, forse di un dialogo o di una sceneggiatura. A questa seconda categoria appartiene il cd "Fun Tango", non a caso allegato ad un libro intitolato "Consonanze Imperfette"; l'uno e l'altro sono di Maria Gabriella Mariani, pianista napoletana cresciuta alla scuola di due big dell'arte della tastiera all'ombra del Vesuvio, Aldo Tramma e Aldo ciccolini, ma anche compositrice e scrittrice con all'attivo già un altro volume "Presenze". E' stata l'autrice stessa (che come pianista è in procinto di una lunga tournée in cina ma è anche attesa alla Scarlatti e al San Carlo), qualche giorno fa nella sala Martucci del Conservatorio di San PIetro a Majella, a raccontare genesi e significato di questi due prodotti che - come sottolineato nella presentazione - non potrebbero prescindere l'uno dall'altro. "Sono brani che, in parte, ripercorrono i momenti centrali del romanzo e che sono racchiusi in un'antologia di musiche incise da me live", spiega. "Consonanze Imperfette" (edito da Zecchini) racconta dubbi, riflessioni, ansie e gioie di una pianista quasi fosse un percorso di autoanalisi che pone l'artista di fronte al proprio alter ego, tra passione e razionalità. Tutta la storia è non solo attraversata da rimandi pianistici, ma scandita - per quanto concerne il ritmo - dai suoni, di fatto sviluppandosi su due piani di comunicazione: quello letterario e quello musicale.

(Stefano Valanzuolo, Il Mattino, dicembre 2010)


Intervista a Maria Gabriella Mariani. "La creatività napoletana di Maria Gabriella Mariani". Pianista, compositrice, scrittrice: sono i tre lati della sfaccettata personalità artistica di Maria Gabriella Mariani [...]Dopo gli studi con Aldo Tramma e Aldo Ciccolini, si è dedicata sia all'attività concertistica, sia a quella saggistica e alla produzione di romanzi [...]in cui convivono armoniosamente l'aspetto letterario e quello musicale. Una personalità rara in tempi di estrema specializzazione, e anche molto coraggiosa [...]

(Nicola Cattò, Direttore Musica, n. 229 - INTERVISTA A MARIA GABRIELLA MARIANI settembre 2011)


In una sorta di magico transfert abbiamo viaggiato con l'Autrice e con i suoi protagonisti del romanzo PRESENZE. Leggere pagine come queste fa bene all'anima e alla cultura. La magica alchimia operata dall'Autrice che porta all'incontro - scontro due esistenze - entrambe reali o irreali? - induce il lettore attento ad "entrare" in una dimensione fatta di sensazioni visive e coinvolgenti. La profonda conoscenza della Mariani della nostra interiorità conduce il lettore per mano, attraverso eventi in cui il reale e l'onirico, il desiderio e il futuribile si fondono in un connubio simbiotico, volto alla coscienza di sé. La parola esce dalla sua struttura semantica per trasformarsi in emozione pura e la sua magia diviene evocatrice di suoni, odori, sensazioni sepolti in noi e che emergono in una sorta di spontanea tracimazione, travolgendo convenzioni, condizionamenti e sovrastrutture per farci rinascere liberi. Ci piacciono le pagine della Mariani e ci piace Maria Gabriella, che intuiamo essere personaggio aperto e disponibile a lanciare quel ponte ideale verso chi "sa" leggere oltre le parole

(Eugenia Scarino, Roma, 4 aprile 2008)


Grazie per il bellissimo libro, non potevi scegliere omaggio più gradito {CONSONANZE IMPERFETTE. Storia di una vita a due voci}. L'ho talmente apprezzato che l'ho letto in un solo giorno. Amo infinitamente dedicarmi nel tempo libero a intrattenimenti di qualità. Per non parlare del tuo Fun Tango che mi ha molto emozionato.

(Umberto Veronesi, Milano, 5 gennaio 2011)


[...] La musica di Maria Gabriella Mariani scorre con una sua consequenzialità priva di formalità scolastiche [...] le composizioni, dotate di una loro diversità, vorrebbero strettamente collegarsi a novelle scritte dalla medesima compositrice, pur se - per fortuna in realtà -, l'ascolto prima e dopo la lettura delle stesse non mostra programmate e decise relazioni con il testo che avrebbe fatto germinare i suoni come musica a programma, come musica di commento, o come supporto di fondo descrittivo […] La sua musica dichiara l’impossibilità, il non senso, o la devianza logica, di un comporre relativo a immagini, parole e, conseguentemente rappresenta la possibilità di un’odierna creatività musicale obbligata a scansare i pericoli di riduzione del prodotto a marmellata del passato [...]

(Roberto De Simone, compositore musicologo scrittore regista, Accademico di Santa Cecilia, estratto da uno suo scritto sulla Mariani, 2014)


L’autrice si mette in gioco con tutta se stessa. Come scrittrice, come compositrice, come interprete. Fun Tango – Tre irradianti di un’unica matrice. Riflessi iridescenti di raveliana memoria percorrono una pagina che sembra indulgere alla moda neotonale e che in realta` non vi indulge affatto, muovendosi lungo sentieri personali, tra accesi scatti ritmici e una densita` di sapore tardo romantico […] La trama del racconto[Consonanze Inperfette] Piuttosto un fluire di pensieri, pura musica verrebbe da dire. Le pagine hanno lo stesso respiro di una melodia, con le due voci di donna che si rincorrono e si sfidano. Questa e` musica, non letteratura. « Tu non stai suonando? » chiede Emi a Gabriella ad un certo punto del libro. «No, sto scrivendo ». « Tu stai suonando!”

(Luca Segalla,Musica, Varese)


“E’certamente la comunicazione l’aspetto centrale del pianismo della Mariani, digitalmente tanto arduo che solo una tecnica di prim'ordine come la sua – in cui l’eleganza del suo amatissimo Maestro Aldo Ciccolini, si somma ad un’urgenza, quasi un’aggressività molto coinvolgenti – puo’ rendere in maniera compiuta queste pagine e naturalmente il discorso vale anche per i quattro brani presentati in questo cd Riflessi. Ascoltando suonare la Mariani, ci sembra di avvertire mille echi, mille influenze (chi non troverebbe, ad esempio, nei primissimi secondi di Fiori di fuoco, un’eco del Respighi delle antiche arie e danze o, magari, del Ravel più neoclassico?), ma il modo in cui esse sono fuse fra loro è singolarissimo e, direi felicissimo. Sono pagine singolarmente ampie, queste della Mariani […]”

(NIcola Cattò, sul CD Riflessi)


“Personalità musicale complessa e insieme trasparente quella di Maria Gabriella Mariani, pianista napoletana di spiccato talento ma pure compositrice e scrittrice non solo di cose di musica ma anche di romanzi e con irruzione in altri territori ancora. Sono mondi che si intersecano con una complementarietà che trova sbocco nella naturalezza di una vocazione musicale che sembra liberarsi con la felicità di un vitalismo irresistibile proprio nell’improvvisazione. Una sintesi di tale tensione immaginativa si può cogliere in Ologramma - titolo che riflette l’ampiezza di suggestioni dell’autrice verso il mondo scientifico – dove un Tema e Variazioni che si articola attraverso tre movimenti come in un febbrile rigenerarsi trova un contrappeso liberatorio nell’Improvvisazione che occupa il quarto movimento con una durata superiore a quella dei tre movimenti precedenti: per dire di un raffiorare di un impulso creativo che dopo aver percorso gli itinerari formali delle variazioni, riplasmandone continuamente i profili, si distende in tutta la sua ampiezza, sospinto da memorie che la tastiera sembra aver conservato nella sua variegata complessità, dal prediletto Schumann ad Albeniz, Granados e tanti altri ancora, senza tuttavia l’insidia dell’eclettismo, scansato proprio dalla forza nativa di un’invenzione che investe le forme coinvolgendole in un gioco caleidoscopico avvolgente come quello che trascorre lungo i tre movimenti della sonata Pour jouer, dedicata ad Aldo Ciccolini, simbolico omaggio al più illustre dei suoi maestri il quale ha risposto alla dedica con commossa ammirazione. ” VOTO: 4 stelle

(Gian Paolo Minardi, Classic Voice, 2018 Recensione CD )


“[---]E’ indubbio che MGMariani propone un modo di comporre in cui il dominio assoluto della tastiera si coniuga ad un’espressività nella quale non mancano i rimandi ad un pianismo di chiara matrice francese del Novecento (d’altronde, se il brano è dedicato ad Aldo Ciccolini, erede e rappresentante di un’arte esecutiva squisitamente francese ci sarà un motivo). Pianismo che non cede alla tentazione di evidenziare un virtuosismo che non ritrovi riscontro nella sua dimensione costruttiva e che quindi è reso vivido e vitale da brillanti soluzioni costruttive che l’interrete plasma e padroneggia.”

(Andrea Bedetti, Audophile 2018 - recensione CD Pour jouer / Virtuoso Piano Works)


M. G. MARIANI Tema, 17 Variations and Finale with Improvisation, “Ologramma.” Sonata Pour Jouer • Maria Gabriella Mariani (pn) • DA VINCI 00038 (69:33) In her own way Maria Gabriella Mariani has created a multi-dimensional art in which words, music, and life mingle and merge. Hologram (Ologramma) from 2014 is a fitting title for the major piano work on the program, but it also applies to how the overflowing imagination of this Neapolitan artist works—fragments, themes, ideas, and perceptions expand into gorgeous music that cannot bear to be self-contained. “Hologram” serves as a metaphor for seeing a world in a grain of sand, or in this case, a melody that expands not simply into 17 variations and a finale. Mariani’s imagination has much more to explore in the initial theme, and a 24-minute improvisation follows. She describes this as either a “super variation” or a cadenza that happens to come after the Finale (this gesture must be unique in music history). To describe the extravagance of Hologram one thinks back to Alkan, Godowsky, and other post-Lisztians for whom too much was barely enough. In that vein, Mariani’s use of virtuosity is almost entirely unbroken—a cascade of notes builds an interwoven design as complicated as a Persian carpet. The underlying theme, which is sensuous and seductive, suggests a background in Mediterranean folk dance, from the tarantella to the fandango, that adds depth to the overlapping variations and the moods they evoke. The listener is appealed to through a constant rhythmic pulse that feels alive, and Mariani’s harmonic language, founded on recognizable chords, scales, and arpeggios, has the benefit of sounding at once generous and beautiful. There’s a long tradition of pianists composing their own display pieces, but Mariani is unusually autobiographical even by those standards. No composers I’ve ever encountered have packaged a CD together with a book written by them, as Mariani has done. Her website describes the contents of Imperfect Consonance (Consonanze Imperfette) as a dialogue between the author as a mature musician and Emi, her younger self, whose passion for music overwhelms everything else. The mature Maria speaks of subjects like the travail of competitions and the obstacles placed before women who pursue a career in music, looking back on Emi’s total immersion in music and what she has had to learn over the years. I haven’t heard the CD that goes with Imperfect Consonance (in Italian, as in English, consonance is a musical term but also has the general meaning of a harmonious agreement), but the mood and atmosphere created by Hologram open the door to an unbounded imagination devoted to personal expression. The second work on the program, Sonata Pour Jouer from 2011, also plays on words in the title—in French “pour jouer” can mean simply “to play” or “for playing,” but with implications about playfulness, playing a role, and dedicating oneself to the playing of music. Mariani applies these meanings, and dedicates the work, to Aldo Ciccolini, the late French-Italian pianist who was her teacher. The sonata is in the conventional three-movement form of Allegro-Andante-Allegro, but rather than rigorous Classicism we get Mariani’s personalized technique of continuous variation, as I’d describe it, which moves rapidly from idea to idea, in a general pianistic sound world that recalls Prokofiev and Ravel—one hears alternating staccato mottos, bittersweet melody, and Neoclassical echoes of a piece like “Mouvement” from Tombeau de Couperin. Events are gathered in circular overlapping and recollection. The finale is reserved for the showiest display of virtuoso technique. The result is entrancingly inventive, overflowing, and, as before, gorgeous. On her website Mariani offers excerpts from her performance of Schumann’s Symphonic Études, and I would call him her closest kin in music history, because he was also literary and devoted to personal expression, and motivated by passions that refused to be constrained by conventional forms. Despite harmonic reflections of Schumann that I hear, Mariani has created her own musical world, and the pleasure of entering it as a listener comes from her generosity and gift for beauty. The piano’s recorded sound is close and full, adding to the drama of Mariani as performer. Huntley Dent This article originally appeared in Issue 42:2 (Nov/Dec 2018) of Fanfare Magazine. TRADUZIONE in ITALIANO (automatica da Google) A modo suo, Maria Gabriella Mariani ha creato un'arte multidimensionale in cui le parole, la musica e la vita si fondono e si fondono. Hologram (Ologramma) del 2014 è un titolo adatto per il lavoro principale del pianoforte sul programma, ma si applica anche a come l'immaginazione traboccante di questa artista napoletana funziona: frammenti, temi, idee e percezioni si espandono in una musica meravigliosa che non può sopportare essere autonomo "Hologram" funge da metafora per vedere un mondo in un granello di sabbia, o in questo caso, una melodia che si espande non solo in 17 variazioni e in un finale. L'immaginazione di Mariani ha molto altro da esplorare nel tema iniziale e segue un'improvvisazione di 24 minuti. La descrive come una "super variazione" o una cadenza che viene dopo il finale (questo gesto deve essere unico nella storia della musica). Per descrivere la stravaganza di Ologramma si pensa ad Alkan, Godowsky e ad altri post-Lisztiani per i quali troppa era appena sufficiente. In questo senso, l'uso del virtuosismo di Mariani è quasi completamente ininterrotto: una cascata di note crea un design intrecciato complicato come un tappeto persiano. Il tema di fondo, che è sensuale e seducente, suggerisce uno sfondo nella danza popolare mediterranea, dalla tarantella al fandango, che aggiunge profondità alle variazioni sovrapposte e agli stati d'animo che evocano. L'ascoltatore è attratto da un impulso ritmico costante che si sente vivo, e il linguaggio armonico di Mariani, fondato su accordi comuni riconoscibili, scale e arpeggi, ha il vantaggio di suonare allo stesso tempo generoso e bello. C'è una lunga tradizione di pianisti che compongono i loro pezzi da esposizione, ma Mariani è insolitamente autobiografico anche per quegli standard. Nessun compositore che abbia mai incontrato confeziona un CD con un libro scritto da loro, come ha fatto Mariani. Il suo sito web descrive il contenuto di Imperfect Consonance (Consonanze Imperfette) come un dialogo tra l'autore come musicista maturo e Emi, il suo io più giovane, la cui passione per la musica travolge tutto il resto. La matura Maria parla di argomenti come il travaglio delle competizioni e gli ostacoli posti alle donne che perseguono una carriera nella musica, a ripensare all'immersione totale di Emi nella musica e a ciò che ha dovuto imparare nel corso degli anni. Non ho ascoltato il CD che accompagna Imperfect Consonance (in italiano, come in inglese, la consonanza è un termine musicale ma ha anche il significato generale di un accordo armonioso), ma la tensione emotiva e l'atmosfera creata da Hologram aprono la porta a un immaginazione illimitata dedicata all'espressione personale. La seconda opera del programma, Sonata Pour Jouer del 2011, suona anche le parole nel titolo: in francese "pour jouer" può significare semplicemente "suonare" o "suonare", ma con implicazioni sulla giocosità, un ruolo, e dedicarsi alla musica. Mariani applica questi significati e dedica il lavoro a Aldo Ciccolini, il compianto pianista italo-francese che era il suo insegnante. La sonata è nella convenzionale forma a tre movimenti di Allegro-Andante-Allegro, ma piuttosto che nel rigoroso classicismo otteniamo la tecnica personalizzata di variazione continua di Mariani, come la descriverei, che si sposta rapidamente da un'idea a un'idea, in un pianistico generale un mondo sonoro che ricorda Prokofiev e Ravel-si sente alternarsi di motti staccato, melodia agrodolce ed echi neoclassici di un pezzo come "Mouvement" di Tombeau de Couperin. Gli eventi sono raccolti in sovrapposizione circolare e ricordo. Il finale è riservato all'esibizione più appariscente di tecnica virtuosa. Il risultato è esteticamente fantasioso, traboccante e, come prima, stupendo. Sul suo sito web Mariani offre estratti dalla sua performance degli Studi sinfonici di Schumann, e lo definirei suo parente più stretto nella storia della musica, perché era anche letterario e dedito all'espressione personale e motivato da passioni che si rifiutavano di essere vincolate da forme convenzionali. Nonostante le riflessioni armoniche di Schumann che sento, Mariani ha creato il suo mondo musicale, e il piacere di entrarvi come ascoltatore deriva dalla sua generosità e dono per la bellezza. Il suono registrato del pianoforte è vicino e pieno, aggiungendo al dramma di Mariani come interprete. Huntley Dent

(Huntley Dent, Fanfare, rec CD Pour jouer /Virtuoso Piano Works)


Pour Jouer : The Musical World of Pianist Maria Gabriella Mariani Pour jouer (Virtuoso Piano Works) MP3 MUSIC Da Vinci Classics REVIEW of CD by COLIN CLARKE M. G. MARIANI Tema, 17 Variations and Finale with Improvisation, “Ologramma.” Sonata Pour Jouer • Maria Gabriella Mariani (pn) • DA VINCI 00038 (69:33) There is a passion to Maria Gabriella Mariani’s music that is most involving (“music” being a term which here includes Mariani’s roles as creatrix and performer). Take the first piece, written in 2014, the Tema, 17 Variations and Finale with Improvisation, “Ologramma,” with its torrents of notes. While the theme itself sounds decidedly French (it is perfumed, certainly), the work can be Lisztian at times. Mariani’s performance is outstanding, technically commanding and of utter musical integrity. She is also lucky enough to be caught in a recording that captures her burnished sound: it never breaks, no matter how impassioned the thread. The concluding improvisation is some 25 minutes long, giving the work an intriguing formal shape (the mode of utterance is, indeed, completely different from the tightly controlled Finale section). Parts of the improvisation sound like Rachmaninoff, parts are more closely allied to the French musical world, but there is everywhere a sense of flow that is most compelling. Sonata Pour Jouer gravitates towards Ravel’s Gaspard in its repeated notes and the twitchy, nightmarish atmosphere of its first movement. The central Andante is initially a place of repose, sweet of utterance and with a lovely cantabile line from Mariani. Harmonies are slowly introduced that imply all is not as comfortable as the music might initially imply; the oscillation between the two areas is fascinating to track, as the limpid descending line seeks to reinstitute rest. The finale is triumphant, the harmonies positively ecstatic. Again, a French influence is detectable, but what is remarkable is the emotional distance traversed in this finale: Its contrasting plateaus are true interiorizations, in which Mariani sweetens her tone remarkably. This is a terrific disc, and one all pianophiles should investigate. Colin Clarke This article originally appeared in Issue 42:2 (Nov/Dec 2018) of Fanfare Magazine. TRADUZIONE in ITALIANO C'è una passione per la musica di Maria Gabriella Mariani che è più coinvolgente ("musica" è un termine che qui include i ruoli di Mariani come creatrice e performer). Prendi il primo pezzo, scritto nel 2014, il tema, le variazioni e un'improvvisazione "Ologramma", con i suoi torrenti di note. Mentre il tema in sé sembra decisamente francese (è profumato, certamente), il lavoro può essere Lisztian a volte. La performance di Mariani è eccezionale, tecnicamente imponente e di totale integrità musicale. Ha la fortuna di essere catturata anche lui in una registrazione che cattura il suo suono brunito: il suono di Mariani non si spezza mai, non importa quanto appassionato il thread. L'improvvisazione conclusiva dura circa 25 minuti, conferendo al lavoro una forma formale intrigante (la modalità di espressione è, in effetti, completamente diversa dal finale strettamente controllato). Parte dell'improvvisazione suona come Rakhmaninoff, le parti sono più strettamente collegate al mondo musicale francese, ma c'è ovunque un senso di flusso che è più avvincente. La Sonata, "Pour Jouer", gravita verso il Gaspard di Ravel nelle sue note ripetute e l'atmosfera turbolenta e da incubo del suo primo movimento. L'Andante centrale è inizialmente un luogo di riposo, dolce espressione e con una bella linea cantabile di Mariani. Le armonie vengono lentamente introdotte che implicano che tutto non è comodo come potrebbe implicare inizialmente la musica; l'oscillazione tra le due aree è affascinante da tracciare, mentre la linea discendente limpida cerca di reintegrare il riposo. Il finale è trionfale, le armonie positivamente estatiche. Ancora una volta, un'influenza francese è rintracciabile, ma ciò che è notevole è la distanza emotiva attraversata in questo finale, i suoi altissimi plateau di interiorizzazione in cui Mariani addolcisce notevolmente il suo tono. Un disco formidabile, e tutti i pianofili dovrebbero indagare. Colin Clarke

(Colin Clarke, Fanfare, recensione CD Pour jouer /Virtuoso Piano Works)


Pour Jouer : The Musical World of Pianist Maria Gabriella Mariani Pour jouer (Virtuoso Piano Works) MP3 MUSIC Da Vinci Classics INTERVIEW by COLIN CLARKE Firstly, thank you for your lovely disc, Pour Jouer! I’d like to look at your training, as it is fascinating! Can you explain the significance of the “Neapolitan School” of Vincenzo Vitale: What characteristics of piano playing are specific to Vitale’s teachings? Thanks to you for your positive words on my record. The Neapolitan School had an important role for my development. For this reason, I will always be grateful to Maestro Vincenzo Vitale, because he created in my country a technique that gave reliability of performance, above all from the technical point of view. It is clear that technique is not everything, but it is a necessary means on which to build one’s own performance. Today I have reviewed many aspects of what I learned; others I integrated. I believe that the same thing happens to many musicians, when they become more aware of themselves and more autonomous. Moreover, I’d love to hear about your time with Aldo Ciccolini. (I am a great fan of his playing!) How long did you study with him for? What was his teaching like? Did he concentrate on details, or technique, or was it more about the structure of the music you learned with him? I spent three years of intense and exciting study with Ciccolini starting from the age of 19. Many students criticized him because his approach was global: Music for him was culture, emotion. I liked this very much because it left me free to investigate, to look for and make my own experiences; then together we discussed it. Ciccolini loved French composers, yet I studied above all German musical literature with him. In those years I discovered the fingering applied to the study of sound, the reasoned use of the pedal, above all the pleasure of setting up a work of aesthetic-cultural research. Those three years were productive and ended with an advanced graduation and the judgment “Excellent”; but then it was right to make my own way, always remembering his teaching. I felt the need to make my choices, to grow and not stay in the shadow of the teacher. When I saw him again in 2010, a different relationship was created: I dedicated Sonata Pour Jouer to him. When I played it in 2014, he was in the hall. He pronounced publicly some words I recorded. He appreciated my qualities as a musician, my creativity. He was very old and had a cane....I saw him as a father but I never had the courage to ask him if he loved me, apart from esteem and admiration. I believe you graduated with a degree in literature: How did this affect your musical composition and your interpretations? (I’m thinking about the narrative thread in your music initially, but feel free to expand.) Yes, I have a degree in literature. Music and fiction are two indispensable languages for me. I think literature has given substance to my images that I have translated into sounds. Music expresses moods, the word explains them. There is nothing more than music to represent joy, pain, irony, happiness. But the listener knows nothing of that sadness, that joy, that pain, that irony (at least, that you do not write it using words). Linked to that, I’m intrigued by your first disc, Presenze, of 2008, which was inspired by your first novel. Could you explain the connection between the two? It all started with Presences, two characters with their story. When I finished, the novel was not enough, I wanted to talk about it again….How to do it? “Tell them” in another language, sure that anyone who had read the book and then heard one of my pieces of music would be able to find part of the protagonists, of their story, of their characters, and of what they meant for me! There are also other musical pieces that are related to your books, as in the novel Imperfect Consonances linked to Fun … Tango (both from 2010). Could you explain that relationship, also? With my second work the relationship was reversed: First the music was born, then the novel. In fact, the title of the novel is musical, as opposed to Presences. Fun ... Tango is a sonata in three movements. Each movement represents a time of my life: that of youth, what I would have liked to live and what I really lived. The subtitle of the composition is “three flows of a single matrix.” In fact, there is only one theme (my life) that is reworked in each movement. Let’s move on to the pieces presented on this CD. Firstly, there is Ologramma(Hologram). Perhaps you could explain the idea of how a hologram inspired the structure of the piece? How “each variation is only a beam of laser light that is imprinted on a plate, readable in different sizes, and the surface of the plate seems to conceal infinite depths, one inside the other, all multidimensional”? That’s right! Each variation is a layer on which another one is inserted. Listening to them all together they are a single piece, just like the surface of a smooth plate on which the laser was impressed. But inside there are many layers, one inside the other. Also, for this reason, in the Finale I wanted to recall all the themes, like so many characters who greet their audience after their slice of “variation-performance.” This formal approach is also found in the novel of the same name that will soon be released: A character (theme) invents another character (variation); this character invents another and so on, like a choir. At a certain point we have five characters that interact with each other like in a “five-voice invention,” and all together impress their story. In the end these characters find themselves, solve their problems and, except one, everyone will have a chance for life. The reader participates in their lives and probably forgets that these characters don’t even exist in the narrative fiction: They are just a beam of light rays, a light that cannot be seen by the naked eye, yet it exists and impresses with its effects. Ologramma ends with a 25-minute improvisation, after a set of theme and 17 variations (plus Intermezzo and Finale). Just to be sure, is the “Improvisazione” exactly that—you improvising? Also, are there not two ways for the piece to end, one with an improvisation, the other with the original ending? It is an improvisation, a unique piece that I will never play again, because each time is different, without any base, a broken clock that always marks that exact time but only lives on the disc. Last night I played Hologram again in concert, and the audience heard another improvisation, not preconceived. Even in the recording I tried four improvisations: In the end I chose the shortest, because the others were too long. It is not a merit; it is a language. Even now when I’m interacting with you I’m improvising, only I do it with another language. If you asked me these same questions on another occasion I would certainly give different answers in formal terms, and perhaps there would also be substantial differences: It would depend on the atmosphere, on the experiences of the moment, and on many other factors. Improvisation is the truest part of me; it’s a way to “converse” with my audience, expressing and researching together. Obviously the improvisation is freer than the notated piece—it certainly seems freer harmonically, and moments seem Lisztian as well as virtuoso. How much of the improvisation do you prepare in advance, or is it all ex tempore? I cannot prepare my improvisations; it would bother me, it would seem like a foreign body. You know, maybe the explanation of all this is to be found in my approach to music. My family did not know music, but our neighbor had an old piano. When my mother went to visit her, I was spending hours with that piano; I carried my dolls with me and together we were looking for all the combinations of sounds. I was three or four years old. When my mother thought of making me study music my first teacher at the first lesson asked me: “What can you do?” I replied: “A little waltz.” She said: “Let me listen to it” And I played this ... little waltz. Finally, she told me: “Well, repeat it with your fingers bent.” “I also know other songs” I added, but she forbade me to play without a score. At that time I did not know the notes, but I knew the sounds, and I enjoyed creating connections between them. I defined these connections as “families”: the father’s family, the mother’s, that of the grandparents, of the uncles, cousins, etc. So I called them according to the relationship between chords: That was my harmony. On the other hand, children can already speak before going to school and before learning to read and write; in the same way I spoke my two languages, or maybe it would be more correct to say that languages spoke to me and helped me to express myself. And, in fact, how did the recording process work for this? Was it all recorded in one take? (I ask because I’m not sure how one would go back and do a retake of a portion of an improvisation.) It’s true: It’s a unique piece! It could not be otherwise, as you say. You cannot correct what you do not know yet. Every impromptu piece has its own atmosphere, its own coherence. It is a strange process; in a certain sense you do not think about what you are playing, and so you are not responsible for what comes out. It is like someone else is playing a piece for you; he is dedicating it to you, and you are listening to it for the first time. You do not know it, you live, you breathe in harmony with what you listen to, and even if you want to anticipate some things, they are just emotions, harmonies—music is too fast for thought to reach it. You cannot travel back and forth in the piece, you can only live it, note by note. You make two references in the notes to the work being “orchestral,” yet it never sounds like a reduction as such. Do you mean it seems to want to expand outside the abilities of the piano itself? Absolutely, this is not a piano reduction from a symphony, nor a piano composition that can become orchestral. When I compose pieces for solo piano, I hardly ever think of piano alone; I always think of composing for a large orchestra. I would really like to be able to make my piano compositions orchestral, but this is very complicated because, although the piano is a complete instrument, it is still a solo instrument with its limits, compared to a real orchestra with many instruments with different timbres. For this reason it is very difficult to bring back into the pianistic writing the sound and contrapuntal masses of a composition designed for orchestra, and it is precisely for these reasons that being able to play my pieces is sometimes very complicated, because you need to make leaps and dizzying flights from an extreme at the other end of the keyboard, to try and make the symphonic effect better. I need three or four hands, but the pianist only plays with two hands. A few years ago, for example, I wrote a composition entitled In the name of the father and son that should be for orchestra and two singers, one young and the other adult, and I also have transcribed it entirely for piano. Anyway, I would not want to ask too much about the piano and for myself, basically, I would just like to make symphonic music. My presumption is to play my music; I am not a conductor and I cannot play an orchestra, so I have to maximize the potential of my instrument, hoping to be able to perform at best what I write. This is a cyclical piece, which gives the music a real shape. You also refer to a “motivational meter relationship”—what exactly is meant by that? Is that proportional relationships between metronome markings? Cyclicity is a recurring element in my compositions: The idea of reiterating the themes gives me the awareness that all the parts of this plot converge towards a centrality before they are exhausted. On the other hand, the motivational meter relationship does not concern composition but improvisation: Naturally it is affected by the context and the immediate relationship that is established with the audience. I try to tune into the atmosphere of the moment, made of sounds, light tones, etc. Sometimes while I’m performing an improvisation I hear a lady who is moving the fan noisily, or I perceive the suffering gaze of a spectator in the front row, and then from the window I see a sunset or a storm. All these variables can influence the style, the trend, the tone, the modality of my improvisations. You have indicated in the booklet notes there is a Ravelian influence here (as I think there is in Pour Jouer also); there is also a Spanish tinge to certain passages. To what degree are these “influences” conscious? The French influences mainly concern Pour Jouer. To tell the truth, some critics before me have seen these references and I basically agree. It is likely that there are also Spanish influences: Fun ... Tango, the composition of my second CD, was inspired even more by gypsy harmonies. But I’m not aware of it, or at least I am only retrospectively. I simply reflect on it when others tell me or write about it; not even I can give myself an explanation. The 2011 piece Pour Jouer is dedicated to Ciccolini and inspired by him (“dedicated to the great French concert pianist Aldo Ciccllini”). Could you expand on why you chose that title for the piece, please? I refer to the double sense of the verb “jouer,” as to play. I do not think there is an etymological explanation, but it is what a musician thinks about: We study every day, we study hard, we are demanding, we do not agree to stay more than two days without playing, we have a solid roadmap … but when we have to go out in the public we must have the courage to give ourselves to the public, to dedicate our interpretations to the audience and ourselves, to enter into music and forget the iron logic of duty. It is then that playing and playing must intertwine, in my opinion: I believe that the best way to excite the audience is to be able to excite yourself. If you’re shivering while you’re playing, and if what you’re playing gives you pleasure, it means that you’re inside the music, that you’re ... playing. Pour Jouer actually sounds quite improvised, and yet it is held within the form of a three-movement sonata. Acting as a thread throughout this piece, and indeed the disc, is the extensive use of variation. What is the appeal of variation form to you? More than variation, in this case I think of a reworking. The difference is that the variation has its autonomy; the re-elaboration is intertwined with the rest of the formal ideas. Moreover, the variation is more logical because it is a varied idea, while the reworking is more instinctive, because when you recall that idea it is at least melodically the same and it is not always necessary to change it. The meaning of variation in music literature is a kind of purification, of ascension. Beethoven does so in sonatas: The relationship of the ascending fourth (think of the Piano Sonata, op. 110) as the variation has the function for him of de-dramatizing, purging, leading to ecstasy. I do not know how much these considerations were Beethoven’s own, or would have been approved by Beethoven and others who used them. Even less do I know if the variation has this same meaning for me. I think that the reiteration comes from discomfort, from the feeling of not being understood or listened to. I think that many make variations, even in spoken language; perhaps it’s a symptom of distrust in the attention of others, a very frequent evil in modern society. You also refer to the shape of your music in relation to a Gaussian bell shape. Could you explain that to the reader? History and therefore life are Gaussian bells. Every life cycle, macro and micro, has a beginning, an agogic point, and an end: Life, history (as I said), the civilizations of the past, the dynasties, and also the sonata form. It is in the nature of things. A sudden beginning or a sudden end are contrary to nature and often cause more pain. It is much more painful to know that a young man has died suddenly. When centenarians die, it is said: “They have died serenely.” It is a privilege to prepare to die. Pour Jouer is not intended as a portrait of Ciccolini; rather, Ciccolini becomes a starting point for a reflection on the relationship between yourself and Ciccolini. Could you explain that, perhaps referring back to the answer above about your musical relationship to Ciccolini? This piece seems to begin without a precise goal, as random music, a bit like the “Doctor Gradus ad Parnassum” from Debussy’s Children’s Corner. Well, towards the second page there is a sort of keystone, a formula that leads me to characterize the image, the character and the impact that this image has had on me. I refer to the image of my Maestro—image, character, influence, and much more, as you say. I continued to write my composition, inspired by my relationship with him. In the second movement, for example, I think back to the second movement of the Piano Concerto in G by Ravel that Aldo Ciccolini loved, with the double waltz; Michelangeli’s execution of this was wonderful, too. I also wanted to make a double rhythm, one binary, the other ternary, taking advantage of the magic of the number six. I arrive at the third movement: C♯ Minor becomes D♭ Major. The cyclic form has acquired its full consistency; the initial theme is reproposed in an “orchestral” form, grandiosely. Finally, this dream is exhausted, which is basically my attempt to rewrite a story between myself and that being which sometimes is a teacher, other times a father, still an ironic sprite, certainly a tragic character at the end of his life. I pass through a labyrinth that seems to bring me back to reality, but here comes the magic formula—that magical, diabolical arpeggio—and with that password you can go back in time, return to the second page: The circle becomes the secret of eternity. I wonder if I have been clear, but surely, in my own way, I think I expressed what I felt. Pour jouer is an infinite story, in which Ciccolini becomes a source of emotion and pathos. The virtuosity, particularly of the finale, is remarkable. Both pieces extensively use tonality, which the booklet notes tell us indicates the “need to communicate.” Perhaps we could explore that a little. Is the implication that it is difficult to communicate within a post-tonal/atonal vocabulary? I thank you for this question, especially because the way you ask me the question gives me the opportunity to express my ideas about the meaning of tonality. Tonality for me is not a rule, a straitjacket, not even a lifebelt to anchor me: I’m now writing a collection of pieces entitled Kinderliana and often the tonality is very diluted. I will try to explain myself by giving you an example that I draw from literature. In Italy and elsewhere in Europe there was a very rich and innovative era, in which the watchword was “to abolish the past.” This era has been called Futurism. The literary works of that period were deliberately incomprehensible, because it was the gesture, the provocation, even the iconic value that had to overcome the content. The signifier was more important than the meaning. The man was confronted with the machine, with the movement, and wanted to investigate the present without carrying too many burdens of tradition. Then suddenly this magic moment ended: The critics saluted the new style as a “return to normality.” Many authors have written masterpieces using the usual grammar, masterpieces full of meaning and innovation. In literature and partly also in painting they understood that the meaning, to become a message, needs a commonly accepted code. In music, communication is not everything: Representation is what marks the musical message. But I met many composers who had to “explain” their music before representing it; art speaks to the mind, but in the first instance, art speaks to the senses. It is a sensation that is immediate, which has an emotional as well as a perceptive impact. Obviously art is culture, but the vehicle through which it arrives to the public is the perception, visual or auditory, according to the kind of work of art. Liking the art comes first of all; obviously pleasure is not everything, but I think it’s the feeling that brings the audience closer to the work of art. From that pleasure one can arrive at the understanding, the deepening, the innumerable reflections and considerations on the work in itself. So I think the first and most effective effect is something immediate, even visceral. Some atonal musical experiments are very interesting, others are a tribute to fashions, others still a legacy of provocation that is valid until the destructive part is followed by the constructive one. As proof of this, it does not seem to me that here there are many concerts of atonal music; obviously there will be conferences, presentations, scientific, philosophical, and aesthetic speculations on these compositions, but unfortunately they cannot engage the audience. For those who are really competent and passionate there is a high percentage of last-minute intellectuals who pretend to be fans simply because it lets them feel fashionable, because this shared liking makes a caste, a herd. I did not say that I will not use other vocabularies in the future if I feel the need, provided that they are vocabularies, that is, containers of words, and not indistinct sounds. In that case sincerely there would be nothing more exciting and all-encompassing than listening to the sounds of the Universe: They are naturally indistinct, but should not be considered compositions. The verb to compose means, in Greek, to do, to build. Also I believe you have gathered praise from Martha Argerich (who called your improvisations “extraordinary”). How did that come about? I have seen Martha Argerich numerous times: Once I let her listen to my Scarbo by Ravel and Liszt’s sonata. She said she liked my Scarbo very much and added she was interested in my way of conceiving the interpretation of some parts of Liszt’s sonata. “An extremely interesting talent; sure, imaginative, very artistic, her way of playing is so varied, it is never predictable….I love her Scarbo….Her improvisations are extraordinary.” She said these words about me and added that, in spite of creativity and expressiveness, nothing of what I played was left to chance. I was very, very excited about that. On another occasion I let her listen to some of my compositions and she liked Pour Jouer (Hologram had not yet been composed). She liked the first movement a lot; she detected certain technical difficulties (which you also noticed) and claimed that I was sure and had “very good hands.” She encouraged me to continue with my improvisations; she told me that I could also make arrangements on motives proposed by the audience, as an encore, after my concerts. So I did that a few times, not too many, because often when I ask the audiences to mention some themes they like, many begin singing whole songs a cappella. There’s not enough time to listen to them all. As an aside, if I may, could I ask you about cadenzas for Mozart’s K 466, written for you by Roberto De Simone? How did those come about, and have they been recorded? Interestingly, this concerns another moment in a work that (originally) included improvisation. Have you ever thought of improvising a Mozart cadenza on the spot? Roberto De Simone did not write the cadenzas for me, but he wrote for me an essay on the different ways of dealing with the composition in the contemporary world in which he states: “The music of Maria Gabriella Mariani could state the possibility of today’s musical creativity.” In Italy, with some friends, I founded an association named after Mozart, and when we debuted, Roberto De Simone wrote a work for the occasion. Among the various parts of a mix of Mozartian themes there were also his cadenzas for K 466 that he wrote at the age of 14 and which he wanted to entrust to me. I remember that he wanted an execution that seemed an improvisation: When he wrote them he was thinking of a child Mozart who already imagined the themes of Don Giovanni. As for the possibility of writing cadenzas, I remember that as a girl I wrote one for Beethoven’s Piano Concerto No. 3. I played it to my teacher of the time, and he told me that it had to be discarded because it was … tonal. I have not written any more: There are already so many, and the ones that are there are so beautiful. And, finally, on to plans for the future: Are there more releases planned of your music? And, indeed, as a pianist? As a composer I wrote a new work entitled Kinderliana, as I said before, which I will record in early August 2018 and will publish with my Japanese publisher (Da Vinci Classics/Publishing). The disc has the atmosphere of a fairy tale: Schumann’s Kinderszenen, op. 15, Debussy’s Children’s Corner (this year marks the centenary of his death), and two of my compositions, Kinderliana and Pulcinella’s Song. Kinderliana is a collection of 10 musical moments combined with 10 short stories that I will soon publish: The stories of Dora and Lucia. In this collection there is the song Alin, combined with the homonymous story, that have aroused the interest of UNHCR [the United Nations Refugee agency]. There will be interviews on the Pour Jouer/Virtuoso Piano Works CD and some presentations. In the fall the novel Hologram will be released, combined with the musical composition of the same title. As a pianist, after the summer I will leave for a tour in Germany (with main stops at Berlin, Munich, Dresden) where I will present my new music. Furthermore, I’m writing a remake, a sort of screenplay of The Tales of Dora and Lucia to match the related music of Kinderliana. Young German actors will recite the stories, translated for the occasion from Italian to German, and will alternate on stage with me, playing the music corresponding to the stories. Between summer and fall some reviews on this recent CD will be published on Italian and foreign music magazines, and of course there will be the solo concerts in Italy and in Europe.

(Colin Clarke, Fanfare, intervista a Maria Gabriella Mariani)


Schumann, Mariani, Debussy: i bambini vi ascoltano Quando ci si imbatte nell’espressione “musica per bambini”, e ciò avviene frequentemente nel mondo della musica classica, si crede d’acchito che quella determinata composizione possa attrarre l’attenzione o quantomeno la curiosità dei più piccoli per il semplice fatto che apparentemente è indirizzata a loro. Ma, a pensarci bene, quella che viene composta, che sia un’altissima composizione come il Children’s Corner di Debussy o una canzoncina presentata da un bimbo nel corso di uno Zecchino d’oro, non è musica “pensata” per i bambini, bensì “immaginata” per loro, il che è una cosa assai diversa, poiché il pensare una cosa significa immedesimarsi in essa, ossia entrare dentro di essa, mentre immaginare una cosa è cercare, con la mente e con la fantasia, di avvicinarsi ad essa, ovvero restare al di fuori di essa. Da ciò possiamo capire come gli adulti siano del tutti avulsi dal poter immedesimarsi in un bambino che ascolta e cerca, possibilmente, di assimilare un messaggio musicale; e questo perché chi compone, ossia l’elemento originario del processo artistico, non è un bambino che si rivolge a dei coetanei, ma una persona adulta che cerca di entrare in contatto con la sfera dell’infanzia attraverso un messaggio fatto di suoni che crede possa incontrare il favore e l’interesse dei più piccoli. Se poi, all’interno di questa riflessione, aggiungiamo anche quelle opere musicali che sono state create da artisti che hanno voluto dare voce al bambino che si celava in loro, come nel caso dei Kinderszenen di Schumann e Lo schiaccianoci di Čajkovskij, o da un punto di vista eminentemente tecnico, come i Mikrokosmos di Bartók, e pedagogico, come la favola musicale Pierino e il lupo di Prokof’ev o The young person’s guide to the orchestra di Britten, allora il tutto si complica tremendamente, perdendo inevitabilmente di vista quella che resta fondamentalmente un obiettivo impossibile da raggiungere: fare musica per bambini, per via di uno sfalsamento comportamentale, emotivo, intellettivo che impedisce all’adulto di poter regredire volontariamente ed efficacemente allo stato infantile e, in tale veste, creare qualcosa di artisticamente pregnante. Quindi, la cosiddetta “musica per bambini”, canzoncine zuccherose da Mago Zurlì a parte, che nulla hanno a che fare con l’espressione artistica, è destinata a restare un qualcosa che appartiene di diritto al mondo degli adulti ed indirizzata esclusivamente a loro, ben sapendo che ciò che viene descritta è soltanto un modo di vedere e di considerare il mondo dell’infanzia con gli occhi e la mente di chi è ormai adulto. Ed è così che in fondo dobbiamo considerare e ascoltare il disco che la pianista e compositrice napoletana Maria Gabriella Mariani ha pubblicato con la Da Vinci Classics e che ha voluto dedicare per l’appunto a due capisaldi della cosiddetta letteratura pianistica per bambini, i Kinderszenen di Robert Schumann e il Children’s Corner di Claude Debussy, ai quali ha aggiunto anche una sua composizione, Kinderliana. La musicista campana rappresenta quasi un unicum nel panorama dell’interpretazione musicale, in quanto, come ha spiegato ella stessa nell’intervista rilasciata tempo fa a MusicVoice, la sua concezione estetica la spinge a confrontarsi non solo con la materia dei suoni, ma anche con quella letteraria e con quella scientifica, in particolar modo con la fisica quantistica. Una peculiarità, questa, che si è già manifestata in occasione dell’uscita del precedente lavoro discografico della Mariani, Pour jouer – Virtuoso Piano Work, sempre per la Da Vinci Classics, quando in concomitanza, quale diretta propagazione del suono che si trasformava in parola, ha pubblicato il suo romanzo Ologramma – Sette vite per non morire (edito da Guida) e che viene adesso ribadita dall’autrice con due altre opere letterarie, La voce di Alin, che rappresenta idealmente un ulteriore segmento, sotto forma narrativa, di quanto è già presente in Kinderliana, e I racconti di Dora e Lucia, che contengono altri racconti che portano gli stessi titoli dei brani contenuti in Kinderliana. Ma la Mariani è anche e soprattutto interprete e in tale veste si manifesta nella sua lettura delle due celeberrime opere di Schumann e di Debussy nella presente registrazione ed è interessante notare come l’esecuzione che la vede protagonista abbia un denominatore comune dato dal fatto che sia i Kinderszenen, sia il Children’s corner vengano bilanciati, equilibrati dalla presenza di Kinderliana che si pone al centro, tra la pagina schumanniana e quella debussyana; vale a dire un perno dal quale si irradia la concezione dell’artista napoletana non solo come compositrice, ma anche come interprete, andando quindi a riflettere sul tipo di lettura da dare all’opera del compositore tedesco e a quella del musicista francese. La visione che Maria Gabriella Mariani dà ai Kinderszenen è basata soprattutto dall’uso dell’agogica attraverso la quale intende dare una diversa raffigurazione o, per meglio dire, angolazione del capolavoro schumanniano. E questo lo si avverte fin da Von fremden Ländern und Menschen, la “porta d’ingresso” dalla quale si lascia il mondo reale per accedere a quello inconscio-fanciullesco di Schumann, così come l’Alice di Lewis Carroll che entra nel Paese delle meraviglie inseguendo un coniglio bianco cadendo in una buca profonda che fa da spartiacque tra il mondo reale e quello immaginario. Un’agogica che rende il suono sognante, ma anche rappreso, subitaneo come un pensiero che attraversa in un lampo la mente e che trova la sua conferma nell’esecuzione di brani come Am Kamin, Fürchtenmachen e Kind im Einschlummern, tutti contrassegnati da un’impalpabile frenesia interiore che tende a dilatarsi o a restringersi, dove le leggi del tempo si annullano, perché l’obiettivo che si pone Maria Gabriella Mariani con la sua lettura (e questo non riguarda solo i Kinderszenen) è di far assurgere all’eloquio musicale un ulteriore mistero offrendo all’ascoltatore un nuovo modo di concepire la dimensione temporale che si rende liquida nel procedere sonoro, cosa che accade proprio in Kind im Einschlummern che assume un afflato ipnotizzante, avvolgente. Ma il cammino che l’interprete e compositrice campana sceglie, iniziando con Schumann e terminando con Debussy, ha anche una valenza per così dire iniziatica, come lo è quello che Pollicino percorre disseminandolo di sassolini bianchi affinché possa ripercorrerlo sotto una nuova luce, così come possiamo intenderlo nella nostra dimensione adulta. Questa forma di “iniziazione d’ascolto” parte dalle più remote regioni dell’inconscio per tendere a precisarsi nella forma e nella percezione temporale con l’avanzare del cammino stesso. E se i Kinderszenen rappresentano un sorprendente, meraviglioso viaggio nell’inconscio dove l’adulto torna ad essere bambino (o come Alice che nel Paese delle meraviglie scopre finalmente chi è ella stessa), il processo di affioramento avviene con Kinderliana, composizione in undici quadri nei quali Maria Gabriella Mariani non abbandona il linguaggio tonale, portandolo a una maggiore concrezione formale, donando una precisione geometrica al sogno, alle proiezioni infantili, facendo e vedendo crescere il protagonista, l’Io favolistico che alberga nell’uomo (le fiabe, non dimentichiamolo, pedagogicamente hanno la funzione di far crescere attraverso la forza avvincente del racconto, mito che divine storia liofilizzata), e offrendo non solo consonanze, ma anche dissonanze (l’Introduzione di Kinderliana in ciò è paradigmatica, onde permettere a chi ascolta di comprendere che è giunto a una nuova tappa del cammino). Così, storia e sogno, rimpianto e desiderio, proiezione e fugaci squarci di realtà si alternano nei vari quadri che portano titoli “apparentemente” infantili (Il soldatino d’argilla, La bambola animata, Il trenino cappuccino, Il pappagallo Corsu) nei quali dipanare un ininterrotto “flusso di coscienza” prima che cresca, che diventi adulto, un flusso capace di radicarsi in modo particolare nei due quadri finali prima della Conclusione, ossia Il pappagallo Corsu e Alin (quest’ultimo fa appunto da trait d’union con l’opera narrativa di cui si è già accennato). Maria Gabriella Mariani è un’appassionata cultrice della musica francese di fine Ottocento e inizio Novecento e anche a livello compositivo ciò si avverte (il mio pensiero, ascoltando Kinderliana, è andato soprattutto al giovane Ravel, capace di conciliare forma e istanze raffigurative). L’affioramento, la focalizzazione, la presa di coscienza, un aspetto questo che si ottiene con l’abbandono della fanciullezza, giunge nel cammino di Maria Gabriella Mariani, nelle vesti di un Pollicino adulto, con l’interpretazione di Children’s corner, che di fanciullesco ha fondamentalmente solo il titolo, in quanto, come si è detto all’inizio, Debussy non compone una suite pianistica pensata per i bambini, ma immaginata per loro, fissandolo nella dimensione umana di sua figlia Emma-Claude. Quando si pensa a Debussy e alle sue opere si deve sempre fare un processo di traslazione, di transfert, realizzando che dietro ai titoli, alla dimensione musicale si cela un mondo di immagini, come quelle che popolano la vita dei bambini. E la lettura dell’artista campana è votata a una sottile linea in cui elemento ritmico e mix di sfumature ironiche (Golliwoog’s Cake-Walk) e trasognanti (The snow is dancing) si alternano o si congiungono, per comporre un quadro totalizzante in cui la forma sonora del pianoforte assume un contesto sempre più focalizzato, poiché l’ultimo tassello del cammino polliciniano doveva per forza di cose ultimarsi in una messa a fuoco che dalle forze inquietanti schumanniane dell’inconscio doveva approdare a una manifestazione precisa (dobbiamo forse chiederci per quale motivo Children’s Corner è stato uno dei brani prediletti di Benedetti Michelangeli?), quasi olografica del sogno che è destinato a staccarsi come una crosta per divenire infine realtà. E tutto ciò Maria Gabriella Mariani lo racconta o, per meglio dire, lo svela con un pianismo che è, osando un ossimoro, frutto di un “ordine anarchico”, ossia mutuato da una lettura nella quale la precisione del gesto, della resa timbrica, dell’uso dei pedali, doveva rendere sia la dimensione di ciò che resta ancora infantile, sia la percezione che dietro a quell’idea di infanzia c’era già il sorgere dell’individuo adulto, di colui che non pensa di essere ancora un bambino, ma immagina di esserlo. Di buona fattura la presa del suono capace di restituire una dinamica rocciosa del pianoforte, ma anche esaltando i ppp grazie a una microdinamica veloce e a degli armonici veritieri. E se il palcoscenico sonoro ricostruisce lo strumento in modo ravvicinato, ma non fastidioso, l’equilibrio tonale e il dettaglio contribuiscono a rendere fisicamente e timbricamente l’ascolto più coinvolgente. Andrea Bedetti Schumann – Mariani – Debussy – Fairy Tales Maria Gabriella Mariani (pianoforte) CD Da Vinci Classics C00162

(Andrea Bedetti, Music Voice, recensione CD Fairy Tales, marzo 2019)


Intervista a Maria Gabriella Mariani Maria Gabriella Mariani, un'umanista del terzo millennio Maestro Mariani, lei è un’artista a dir poco atipica, nel senso che oltre ad essere una sensibile pianista e un’apprezzata compositrice, è anche scrittrice, saggista e studiosa di scienza, soprattutto di fisica. Una visione artistica e culturale poliedrica la sua, che rimanda alle figure degli umanisti e degli artisti rinascimentali. Come nasce in lei questa necessità di manifestare la sua spinta creativa in più ambiti? Effettivamente si tratta di una necessità: di comunicare, di esprimermi. Sarà che non provenendo da una famiglia di musicisti ho sempre dovuto “spiegare” il significato della musica. Sarà anche che il rapporto con gli altri diventa un bisogno quanto più si è costretti a condurre una vita da… solista. A ben vedere, quindi, la sua Weltanschauung artistica e culturale può essere rappresentata da un triangolo equilatero (o isoscele) i cui angoli sono formati dalla musica, il regno dei suoni, dalla letteratura, il regno delle parole, e la scienza, il regno delle idee. In questo ipotetico triangolo quale di questi tre “regni” assume il ruolo di vertice? Ovviamente il regno delle idee, e non per una questione di priorità della scienza. Penso che il mondo sia fatto di idee. Le parole, i suoni, la scienza credo che siano i modi attraverso cui queste idee si manifestano. La musica, la matematica inducono a riflettere, la musica è anche un modo per provare sensazioni, emozioni. La parola è secondo me il modo più giusto di comunicare tutto questo. In fin dei conti è così che ha avuto inizio il cammino del genere umano. Entrando nello specifico, lei crea delle opere narrative alle quali poi a volte fa seguire delle opere musicali che hanno lo stesso titolo o viceversa, come accade nel suo romanzo Ologramma (in fase di pubblicazione), seguito dall’omonima pagina pianistica. Come se le parole dovessero poi lasciare inevitabilmente spazio ai suoni per rendere meglio le idee, le emozioni e le sensazioni espresse dalle prime. In ciò si trova quindi d’accordo con Heinrich Heine quando affermava che “laddove finiscono le parole, iniziano le note”, per evidenziare la concezione cara al Romanticismo secondo la quale l’Arte assoluta è la musica? Sì. Nel mio caso si tratta di un processo bidirezionale. A posteriori posso dedurre che le musiche più rappresentative sono state una conseguenza delle rispettive opere narrative, mentre quelle dall'estetica più esclusivamente musicale sono state l'incipit. Nel caso di Ologramma, è nata prima la musica, perché é stato difficile per me accettare il contenuto del romanzo. Il tema dell'ansia, ha dato luogo ad un romanzo corale, in cui ogni personaggio, me compresa, crea un alter ego per metabolizzare questo male. I vari personaggi, diversi, ma accomunati da questo problema, finiscono con l'avere una propria vita, addirittura si incontrano, si scontrano, soccombono. Questa stesura narrativa è la trasposizione del brano musicale Tema, 17 Variazioni, Finale e Improvvisazione. La conclusione del romanzo corrisponde al Finale. L’Improvvisazione, che nel CD dura 24 minuti ed è effettivamente estemporanea, senza un copione di riferimento, è volutamente lasciata al caso. Anche questo è un linguaggio, anzi forse il linguaggio più naturale, indistinto, viscerale. Prima di imparare a suonare, prima di saper leggere la musica, io giocavo con la musica, abbozzavo composizioni estemporanee, le registravo e quando non avevo nuove musicassette, incollavo cerotti alle cassette d’autore e accumulavo esecuzioni estemporanee. In questo caso l’improvvisazione funziona come un orologio rotto: una sorta di assoluto e, nel caso specifico, non replicabile. Questa scelta ha un significato simbolico: la consapevolezza di quanto la vita non sia sempre un teorema, o anche solo un problema con la sua soluzione. Gli eventi si succedono sempre nuovi, proprio come un'esecuzione estemporanea. E all'autore non resta altro che dire: “E sia.” La sua passione per la fisica, soprattutto per quella quantistica, l’ha portata anche a scrivere dei saggi e delle ricerche in questo campo. Che cosa l’affascina della scienza fisica e quali attinenze ci sono tra la fisica dei quanti e l’arte dei suoni? Il suono, lo stesso concetto di armonia sono parti integranti della natura. Mi affascina il mondo delle geodetiche, l'orizzonte degli eventi, ossia quei fenomeni in cui non esiste una curva univoca temporale e lo spazio diventa tempo e viceversa. Anche nella musica il tempo è lo spazio non seguono la logica della consequenzialità. Un concetto ripetuto in narrativa può costituire una ridondanza, nella migliore delle ipotesi. In musica può essere una variazione. In fisica la variazione può addirittura diventare l'origine di un'espansione. Maestro Mariani, come compositrice predilige esprimere la sua musica attraverso il linguaggio tonale, rifacendosi alla ricchezza armonica dei grandi musicisti francesi del primo Novecento, Debussy e Ravel su tutti. Quindi, in barba a quanto affermarono a loro tempo prima Anton Webern e poi la Scuola di Darmstadt, la “lingua musicale di Bach” non è morta… Il linguaggio tonale ha il vantaggio di usufruire di una… grammatica assai comprensibile. Questo non significa che, laddove lo si voglia o lo si ritenga congeniale alla composizione, non si possa ricorrere ad altri linguaggi, tutti ormai abbastanza conosciuti, quindi tutti ormai inflazionati. Credo che ogni linguaggio possa essere valido ed efficace, finché non strizza l'occhio alle mode. Abbiamo delle composizioni strepitose rese attraverso linguaggi e fonti sonore innovativi. Noto invece che spesso gli autori hanno come paura di non essere abbastanza provocatori, ritenendo che la creatività debba sempre accompagnarsi alla stravaganza. Idea invero assai romantica, questa, più che squisitamente contemporanea. Le varie correnti artistiche, diciamo pure culturali in senso lato, sono spesso balzate agli onori della cronaca quando hanno generato stupore, sgomento, finanche irritazione. E sì che l'arte si è fatta carico di testimoniare il cambiamento dei tempi, di anticiparlo, o ancora incoraggiarlo. Grosso merito, questo, ma altrettanto grossa responsabilità. Dunque, qual è il modo di procedere oggi in questo panorama asfittico, in cui in molti sostengono che si è fatto già tutto e di tutto? La conclusione più coerente rispetto a questo ragionamento datato e forse un tantino di comodo, sarebbe allora quella di non fare più niente. Oppure mettersi insieme ad un branco, una sorta di cordata, all’ombra delle istituzioni, delle voci blasonate che contano; scrivere tre o quattro righi, non troppo, vincere qualche premio conferito da una giuria di “addetti ai lavori” e poi ritagliarsi delle rendite di posizione. Viviamo nel millennio dei luoghi comuni, non è difficile convincere quando si riesce a trovare il filone giusto. Ultima alternativa, poi, è quella di chi non si pone il problema di cosa fare, di come fare, con chi, per chi. Scrive perché è il suo Weltanschauung, perché lo desidera, e si espone in prima persona, con l'unica certezza dell’onestà di intendimenti, direi autenticità di intendimenti. Non è un merito, è un bisogno, una necessità come lei ha detto. Vede, se suonassi il mio repertorio pianistico sarebbe per me più semplice: io nasco come pianista, amo approfondire, interpretare gli autori classici. Il tempo che “perdo” a scrivere e poi imparare quel che scrivo potrei impiegarlo per suonare i miei “cavalli di battaglia” e poi altri pezzi nuovi. Sarei al riparo da certe speculazioni circa il modus operandi. Noto che ci sono tanti miei colleghi coetanei che continuano a suonare il secondo concerto di Rachmaninov, la Sonata di Liszt e quant'altro. È tutto pregevole, purché lo si faccia con integrità di intenti. A me piacciono i percorsi: ogni lavoro ha un suo messaggio e mi piace abbinare delle mie composizioni a quelle di autori classici nei quali riscontro un’affinità o semplicemente trovo uno spunto di riflessione. Questo è quel che intendo fare, anche a costo di rinunciare al mio adorato Gaspard de la nuit, al mio Liszt, a Chopin, alla pletora dei compositori che strappano gli applausi. L’importante è per me studiare invece il pezzo giusto da abbinare al progetto giusto, quale che sia l'autore o il linguaggio. Quanto poi alla lingua musicale di Bach secondo me è stato proprio Bach ad enfatizzare la dissonanza attraverso il contrappunto e sempre laddove il procedimento compositivo lo richiedesse. Un’ultima domanda, quali saranno i suoi prossimi impegni negli svariati campi artistici e culturali in cui è impegnata? Sono impegnata in due progetti: quello che il mio editore musicale ha definito “fairy tales” e quello che io ho definito “nugae”. Non è un caso che il mio editore viva ad Osaka ed io nella terra della tradizione classica. Il primo è quasi completato: in primavera dovrebbe uscire il CD con una carrellata di brani musicali che si rifanno al mondo dell’infanzia, tra cui la mia ultima composizione Kinderliana. Questo progetto musicale è abbinato ad un manoscritto dal titolo I racconti di Dora e Lucia, otto racconti a cui corrispondono gli otto brani della Kinderliana. Favole per grandi e piccini, che saranno anche illustrate da mio marito e saranno sceneggiate in Germania. Credo che inaugurerò questo progetto in aprile a Dresda. Quanto al secondo, sono “nugae” piccole cose, quadretti di un tempo passato, forse un po’ malinconici. Ci sarà Schumann, lo Schumann dei piccoli brani, degli interni domestici, in cui ogni cosa evocata diventa poesia. Ci sarà Brahms, l'allievo Brahms, l'erede di un mondo che sta cadendo come... foglie in autunno. E ci sarà Mariani con il suo brano Solo. Sto studiando Six épigraphes antiques di Debussy; qualcuno mi ha ricordato che l'anniversario della sua morte sta volgendo al termine. “Meglio così”, ho risposto. Poi è la volta di un trittico di Beethoven, devo completare un'antologia di racconti dal titolo L'egoismo dei deboli e un tango che mi é stato richiesto, da abbinare all'altro mio Fun… Tango. Uscirà a breve il romanzo Ologramma. Avrebbe dovuto uscire in contemporanea con il CD Virtuoso Piano Works, ma c’è stato qualche intoppo che ora, finalmente sembra superato. Ho recentemente pubblicato Pour jouer spartito, dopo quelli di Fun… Tango e Ologramma. Suonerò a breve in Lombardia, tornerò a Berlino, dove ho presentato in concerto il mio ultimo CD che è stato accolto con molto calore e porterò per la prima volta i miei brani a Monaco. Tutte le volte che suonerò mi rammaricherò di non dedicarmi esclusivamente alla scrittura e quando scriverò penserò a come sarebbe stato più semplice fare la pianista a tempo pieno.

(Andrea Bedetti, Music Voice, INTERVISTA a MARIA GABRIELLA MARIANI - 3 dicembre 2018)


Alla sua seconda prova su disco, Maria Gabriella Mariani sceglie un programma ed un titolo tutt’altro che scontato, cioè il racconto in musica delle storie per “bambini”. Chi meglio quindi di Robert Schumann e Claude Debussy hanno saputo raccontare questo mondo scandagliandone sapientemente tutti gli aspetti più reconditi sino a quelli anche più giocosi e innocenti. Nell’interpretazione dei due capolavori, la pianista partenopea mostra una capacità di lettura ed analisi fuori dal comune, tesa completamente a far risultare queste piccole storie come micromondi in sé compiuti. Una tensione che si riflette all’interno del ciclo originale da lei composto, non a caso chiamato Kinderliana. Non omaggio alle altre composizione, quanto semmai parallela terza visione sul mondo dell’infanzia, Kinderliana oscilla come in una vera fiaba tra l’immateriale mondo del sogno ed una più cruda realtà con cui ognuno di noi, almeno una volta nella vita, deve imparare a relazionarsi. VOTO: 4 e 5 stelle

(Edmondo Filippini, presentazione del CD Fairy Tales, marzo 2019)


Dass die italienische Schriftstellerin Maria Gabriella Mariani auch als Komponistin anspruchsvoller Klavierwerke aktiv ist, ist spätestens seit ihrer Auszeichnung mit dem Global Music Award im Jahr 2017 bekannt. Dass sie darüber hinaus auch als Interpretin ihrer eigenen Werke überzeugt, dokumentiert diese Einspielung aussagekräftig. Die siebzehn Variationen über ein Thema inklusive virtuosem Finale und anschließender, fast halbstündiger Improvisation erinnern mitunter an die Klangsprache Debussys, auch finden sich zahlreiche Jazzelemente wieder. Die ebenfalls enthaltene Sonate „Pour jouer“ unterstreicht die kompositorische Fähigkeit Marianis. Die dreisätzige Komposition, angelegt als Variationsfolge, ist virtuos interpretiert, überzeugt technisch sowie im gestalterischen Ausdruck. Ein kleiner Wermutstropfen findet sich in der Aufnahmequalität, doch wer keine audiophilen Ansprüche erhebt, wird hier mit großer Improvisations- und Interpretationskunst belohnt. Pour Jouer Werke von Mariani Maria Gabriella Mariani (Klavier) Da Vinci Classics Recensione di Pour jouer Alta arte di improvvisazione - Maria Gabriella Mariani convince anche come interprete delle sue opere. Di Johann Buddecke, 15 dicembre 2018 Il fatto che Maria Gabriella Mariani sia anche attiva come compositrice di opere pianistiche impegnative è stato riconosciuto dal suo premio al Global Music Award nel 2017 al più tardi. Il fatto che lei convinca anche come interprete delle proprie opere è documentato significativamente da questa registrazione. Le diciassette variazioni su un tema, tra cui un finale virtuoso e la successiva improvvisazione durata quasi mezz'ora, ricordano il linguaggio del suono di Debussy, e ci sono anche numerosi elementi jazz. La sonata inclusa "Pour jouer" sottolinea l'abilità compositiva di Mariani. La composizione in tre movimenti, creata come una sequenza di variazioni, viene virtuosamente interpretata, convincendo tecnicamente oltre che in termini di espressione artistica. Un piccolo lato negativo si trova nella qualità della registrazione, ma che non solleva pretese audiofile, qui premiata con grande arte improvvisativa e interpretativa. Pour Jouer Opere di Mariani Maria Gabriella Mariani (piano) Da Vinci Classics Fonte Concerti: das Deutsche musik lieben · Data 18/dic/2018

(Di Johann Buddecke, Concerti: das Deutsche musik lieben, recensione CD )


MARIA GABRIELLA MARIANI "FAIRY TALES" In questo nuovo progetto discografico licenziato dalla Da Vinci Classics, la pianista e compositrice Maria Gabriella Mariani interpreta pagine di autori classici accanto a sue proprie composizioni, incentrate sul tema dell’infanzia; tema che tradizionalmente ha ispirato artisti di ogni genere ed epoca. Accanto dunque a due capolavori come Kinderszenen di Robert Schumann e Children’s Corner di Claude Debussy, che la Mariani esegue con grande maestria e sensibilità, specie nella pronuncia ritmica, viene proposta la lunga composizione, divisa in undici movimenti, della stessa Mariani, dal titolo, anch’esso inequivocabile, di Kinderliana. La scrittura barocca (laddove il termine va inteso come categoria estetica che trascende i confini cronologici), virtuosistica, tracimante di note e turbamenti emotivi, della compositrice-pianista, è messa al servizio di una narrazione sonora che del mondo fatato dell’infanzia rivela anche i turbamenti celati sotto uno stato di apparente serenità e spensieratezza. Chi ha avuto, come me, il piacere di ascoltare la Mariani dal vivo, sa che i suoi concerti sono eventi unici e irripetibili; ma questa registrazione restituisce appieno la magia e l’energia delle sue performance dal vivo. VOTO: 4 stelle

(Kathodik - Ricetrasmittente per ioni sonori dispersi - Recensione di Filippo Focosi CD )


Maria Gabriella Mariani ‘Pour Jouer: Virtuoso Piano Works’ (Da Vinci Classics 2018) Il panorama della musica colta contemporanea non può tacere il nome di una compositrice di talento come l’eclettica Maria Gabriella Mariani, scrittrice e autrice di romanzi oltre che affermata pianista, e la comparsa del lavoro 'Pour Jouer: Virtuoso Piano Works', edito per la Da Vinci Classics. La costante ricerca espressiva condotta su binari differenti e l’imprevedibile compenetrazione di realtà e itinerari formali - narrativo da un lato, musicale dall’altro - solo apparentemente distanti, contribuiscono efficacemente all’inesausta tensione creativa e al ricercato vitalismo del comporre, plasmandone abilmente le sembianze nelle mobili sfaccettature di una fascinosa impalcatura multiforme, come nella prima delle composizioni presentate, Ologramma (2014), nella quale la conturbante compattezza sonora di un Tema con Variazioni e Finale, dispiegata in tre movimenti, anticipa la catartica e necessitante risoluzione della successiva Improvvisazione, in un circolare e suggestivo rincorrersi di temi, costantemente riproposti e richiamati alla memoria, con fluidità consequenziale. Il tessuto timbrico dinamico e cangiante, la predilezione accordata al massiccio utilizzo della variazione, l’impeto del tocco, la precisione del suono e la purezza di un pianismo di matrice raveliana informano anche i tre movimenti (Allegro, Andante, Allegro con fuoco) della successiva Pour Jouer, indirizzata al suo più autorevole maestro, Aldo Ciccolini. Le straordinarie capacità tecniche e l’assoluta padronanza della tastiera la rendono apprezzata, tra gli altri, anche dalla Argerich, e la immettono meritatamente tra le voci più influenti dello scenario musicale della contemporaneità. VOTO:4 stelle e mezza

(Kathodik - Ricetrasmittente per ioni sonori dispersi - Recensione di Elisa Draghessi - 4 Dicembre 2018)


https://www.campobassoweb.it/news/flash-news/880128/musica-e-romanzo-si-fondono-nellultimo-libro-di-valentina-campo?fbclid=IwAR090qwehNlCf8DcPmjVcAMxDt87Dpz74UATeSGLfIDHLb4onMjCfzpuh_4

(Campobassoweb 15 ottobre 2019)